Questo Chelsea è troppo Drogbello. Il Barça si perde nella Torres inglese

Chelsea in finale di Champions, fuori il BarcellonaSignore e signori, amici e seguaci del gioco più bello del mondo, il Chelsea ha eliminato l’aureo e quasi intoccabile Barcellona ed è in finale di Champions League. Una notiziona, inattesa alla vigilia, inattesa anche durante la partita.
Roberto Di Matteo vola con la sua squadra nella finale della coppa con le grandi orecchie quella che, da giocatore della Lazio, sognava. Messi è stato costretto a lasciare il suo Camp Nou in un modo che più infausto non poteva essere: rigore sulla traversa, sinistro sul palo, neanche nei suoi peggiori incubi. Ieri non ha solo passato il turno lo strenuo Chelsea ma ha vinto una scuola su una filosofia, un corso di coraggio dentro la sede del calcio più spettacolare al mondo.
Il calcio ancora una volta ma, opera solo della sfera, ogni volta unica ed irripetibile, ha fatto sapere al mondo dei suoi appassionati di non essere, di non voler essere, una scienza esatta. Alle sensate esperienze blaugrana, diversamente da come pensava la scienza galileiana, non sono seguite le necessarie dimostrazioni ed il gioco divertente per chi lo fa ed estenuante per chi lo subisce, invece che spaventare i londinesi, li ha rilanciati.
Il Chelsea ha capito che poteva farcela paradossalmente in due momenti neri: dopo il vantaggio blaugrana di Busquets, ecco la tegola dell’espulsione di capitan Terry. Passa poco ed ecco l’asse Messi-Iniesta col cecchino della finale mondiale spagnola che raddoppia. Qualsiasi squadra si sarebbe sciolta e consegnata agli avversari. Non questo indomito Chelsea, che si rialza su mille chiodi e costruisce il suo laudario su una garza sanguinante.
Il talentuoso Ramires si accorge, per primo, che c’è ancora un bicchiere mezzo pieno ma che, in fondo a questo calice, c’è del miele dolcissimo. Il brasiliano va a prenderlo, lo gusta e lo offre ai compagni: palombella morbida da far vedere in tutte le scuole calcio del Brasile come carattere distintivo del futbol bailado: l’eleganza di giocate uniche e decisive.
Il primo tempo si chiude con delle sensazioni in bilico: i volti inglesi e spagnoli sono tesi più dei fili delle reti del Camp Nou, è una semifinale emozionante. Il secondo tempo è un ping pong che i blues conducono passo dopo passo con corpi e spiriti attenti e pazienti: il Barça butta una palla in area, Ivanovic e compani la ributtano via.
Messi entra in area, Cech è il primo difensore. Fabregas entra in area ci pensa Drogba, grande terzino aggiunto, a metterlo giù.
Qui in questi istanti, si capisce che l’impero sull’Europa del Barcellona sarebbe per ora terminato: Messi ha sui piedi la palla della tranquillità. Dal dischetto ha fatto innumerevoli rigori e invece prende la traversa. Il Camp nou spesso teatro di calcio sopraffino, diventa gelido e inquieto. Il Barcellona continua a fare il Barcellona, cioè a creare come pochi.
Il Chelsea stringe i denti, si aguzza l’ingegno, sopporta e riparte. Messi ha la palla per chiudere i giochi, tutto il Chelsea è battuto ma il palo pone la freccia direzionale verso Monaco sotto gli occhi dei blues. Nel finale entra Torres, un altro pezzo da novanta di questo Chelsea di cuore certo e dai giocatori che uniscono ottima tecnica a giusto sacrificio.
Ieri al Camp Nou non solo è andata in scena la semifinale di ritorno ma qualcosa che avrà un’importanza storica: Ramires e Torres (che poi segnerà il 2 a 2 in contropiede) Drogba e Lampard sono state le coordinate per la rivoluzione copernicana del calcio: ieri non era di primaria importanza l’oggetto, cioè il gioco soffocante del Barcellona ma il soggetto, i soggetti, cioè gli interpreti in maglia bianco Real, che come i blancos nella Liga, hanno fatto una cosa nuova, hanno fermato il Barça, hanno raccontato al mondo che se credi in ciò che fai e rimani semplice, anche in dieci puoi andare a giocarti la finale più importante. Grazie della lezione Chelsea. (Luca Savarese)

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