Questa Lazio ha bisogno anche di Zarate

Maurizio Zarate, dopo l’uscita di scena della sua Lazio dalla Coppa Italia, alla fine dell’avvincente derby con la Roma, è stato severamente criticato dal suo allenatore, Edy Reja che ha giudicato il fantasista argentino reo di portar troppo la palla ed ignaro quindi delle specifiche esigenze della squadra.
Da quando esiste il calcio abbiamo assistito a delle intense diatribe tra coloro che amano la palla incollata ai piedi e coloro che, dalla panchina, preferiscono far girare la palla tra i piedi.  Zola iniziò la sua felice stagione londinese al Chelsea proprio perché Carlo Ancelotti non lo vedeva più di buon occhio nel parma post Scala,nella stagione 1995-96. A volte vince il mister a volte prevale il fantasista, come quando Roby Baggio, riuscì ad avere la meglio su Gigi Simoni, poi silurato da Moratti, nell’Inter di fine anni novanta.
Sembra che chi possiede fantasia sia il nemico annunciato di tecnici guardinghi ed arroccati nelle loro idee. Mauro Zarate ieri ha disputato la sua partita: tanta palla al piede è vero ma anche parecchie scorribande nei fianchi romanisti ed un continuo ritmo magari isolato ma comunque presante per la difesa della Roma. Ieri la Lazio era sotto di uno a zero ed il rigore del pareggio è arrivato grazie ad un’iniziativa personale del genietto argentino bloccato poi in area da Juan.
Se c’è una prestazione da criticare in campo è quella di Adriano, apparso lento ed impacciato, più vicino alla condizione di una statua che a quella di un centravanti di serie A. A Reja brucia la sconfitta, ci teneva particolarmente a battere la Roma, che non aveva mai battuta, ma scagliare rabbia e parole solo contro Zarate pare un pochino eccessivo. Al suo arrivi in Italia, l’argentino si mostrava spesso egoista in campo; fu catechizzato a dovere da Delio Rossi e poi lo scorso anno quando arrivò Reja, e le prestazioni del numero dieci biancoceleste furono in seguito più disciplinate, meno fine a se stesse.
A volte però un briciolo di fantasia può far più di un ammasso di ordine. Questa Lazio, seconda in classifica non può fare a meno di Maurito Zarate. Non si può proprio adesso ingabbiare il giocattolo. Reja mediti. Certo è arrivato Sculli ma delle invenzioni dell’argentino la Lazio ha ancora bisogno, come di continuare a sognare.

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