Perchè Messi è ancora d’oro

Lionel Messi, classe 1987, vince il Pallone d’Oro 2010: complimenti Leo, hai battuto i vari Iniesta, Xavi, Sneijder ed una gremita compagnia dai piedi buoni. Secondo Pallone d’Oro dopo quello dello scorso anno; in fondo è vero, diciamocelo chiaramente, il gioco di Messi è oro puro dai carati infiniti.
Anche se la sua Argentina è stata spappolata dalla Germania nel quarto di finale mondiale in Sudafrica, anche se la coppa poi l’ha portata a casa la Spagna degli ingegneri Iniesta e Xavi Hernandez, anche se con la Champions in mano sembrava Wesley Sneijder prossimo acquirente, la prestigiosa palla d’oro è finita tra le mani di Leo Messi che ringrazia i suoi piedi e gongola; quando avrà qualche annetto in più potrà dire ai suoi nipotini che il 2009 ed il 2010 sono forse i numeri più belli della sua vita, quelli che lo hanno portato,per due volte, nel punto più alto del mondo pallonaro, consegnandoli l’ ambita boccia d’oro.
Se però per la scorsa edizione ci fu un vero e proprio plebiscito annunciato per l’argentino, questa volta leo se l’è quasi trovato in mano, quando molti addetti ai lavori lo davano già per altre strade, per altre mani. Il suo Barcellona quest’anno non che abbia fatto incetta di trofei ma Leo era sempre lì, pronto a creare calcio e a segnare tanto, tantissimo. In una sola partita di Champions,quarto di finale di ritorno 2010 al Camp Nou contro l’Arsenal, riuscì a segnare quattro meravigliosi gol, mica roba da tutti i giorni, e con questi gesti i taccuini di giudici e giurie varie si riempiono a inchiostro continuo.
Bravo Leo, autore di giocate da saltare dal divano per bellezza e difficoltà d’esecuzione e autore di comportamenti silenziosi e seri. Ci ricordiamo una sua sola apparizione a livello commerciale: all’interno del video-manifesto dei mondiali sudafricani, “Waka Waka”, cantata dalla pop star Shakira. Due secondi in maglietta e jeans, con il pallone incollato alle scarpe da tennis. Si, se Leo ha bissato è perché sa vivere una classe da marziano in modo umano e simpatico, cosa oggi difficilissima e lodevole ma forse l’unica via per essere davvero grande.

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