Milan fuori, l’avventura si ferma al Camp Nou. In semifinale il Barcellona di Guardiola

Barcellona-Milan di Champions LeagueFa male, malissimo uscire dalla Champions League, dall’Europa che conta. Fa male, malissimo, uscirci così con due rigori a sfavore subiti nella stessa partita (trasformati con freddezza da Messi), quella che bisognava giocare con il coltello tra i denti, quella dove, alla fine, i denti sono stati anch’essi accoltellati e triturati nella potente macchina da gioco del Barça di Guardiola.
Il Milan esce così dalla vetrina più prestigiosa proprio quando, con l’incoraggiante gara d’andata, aveva dato l’impressione di potercela fare. L’impressione, sul prato del Camp Nou, non ha saputo trasformarsi in realtà ed è rimasta tale. Si è vero, ogni considerazione ci può stare ma, va chiarita una cosa, per sgomberare il campo da vittimismi e misticismi vari, anche troppo facili in queste ore. Il Milan è stato in partita fino al pari di Nocerino. Poi ha giocato solo il Barcellona, “aiutato” da due rigori che, diciamoci la verità, sono parsi come un donare argento a chi già vive nell’oro.
Due rigori, concessi al Milan, avrebbero messo alle corde il Barça. Due rigori, dati agli spagnoli, hanno ucciso il Milan di Allegri. Dopo quei due ravvicinati ed infausti episodi il Milan ha pensato che ogni sforzo che poteva fare sarebbe stato poi vanificato dal potere del Barca, leggero ed immarcabile ma anche, per la legge del più forte, al quale gli arbitri strizzano un po’ gli occhi.
Ai rossoneri vanno imputate due cose fondamentalmente: di averci provato solo fino al pari, e cioè neanche un tempo intero ed aver gestito malissimo il cambio di Pato. L’attaccante brasiliano, appena lanciato nella mischia, si è subito fatto male costringendo così Allegri a mettere dentro Maxi Lopez e a sciupare una sostituzione. Idee confuse e deluse in campo, idee confuse ed arrese nel tecnico.
Si è sentita inoltre come un macigno l’assenza di un colosso come Thiago Silva dietro. Il Milan non ha mia dato la sensazione di creare con distensione. La paura di essere surclassati ha avuto la meglio sul desiderio di cambiare rotta al gioco asfissiante dei blaugrana. E, finito il bonus della domanda a piacere, il gol di Nocerino, il diavolo si è sfaldato e non ha saputo rispondere a nessuna delle altre domande che la severissima giuria blaugrana gli sottoponeva: se l’andata era da 27, questo ritorno non arriva al diciotto.
E’ un bene forse essere rimandati perchè si ripasseranno dei punti per i quali il calcio internazionale non transige: per andare avanti in Europa devi creare e fare gioco. La beata incoscienza non deve mai mancare. Le sostituzioni non si possono improvvisare all’oratorio, figuriamoci in un quarto di finale di Champions.
Il Barça ci insegna che a provarci e a riprovarci, dopo quel ritmo di gioco ti viene spontaneo e, quando magari non ci sono altre vie, si aprono le benedette fontane dei rigori che quasi benedicono i tuoi sforzi. Molti tifosi milanisti si stanno rileggendo il regolamento per andare a vedere se si può concedere un rigore quando la palla non è stata ancora messa in campo dal calcio d’angolo.
Ora non serve aprire dossier ma riconoscere la ferita per poterla presto curare. Questo Milan, forte in Italia, ha tutte le carte in regola per poter provare ad essere bello e vincente anche in Europa. Già dall’anno prossimo. (Luca Savarese)

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