L’Italia democratica di Cesare Prandelli

La democrazia ateniese raggiunse il suo massimo splendore con Pericle, nel V secolo a. C,e, quegli anni furono poi definiti l’età d’oro di Atene. Ora non sappiamo se la nazionale di mister Prandelli vivrà o meno un’età d’oro, i prossimi europei ucraino-polacchi del 2012,ce lo riveleranno.
Intanto scopriamo con piacere che è una nazionale davvero di tutti, dove tutti sono presi in considerazione, indipendentemente dalle squadre ove giocano: Viviano, Gastaldello, Parolo, Giovinco (nella foto con Cassano e Pazzini), per fare alcuni nomi che non sono rimasti sul taccuino del tecnico di Orzinuovi ma sono diventati convocazioni vere. Di fatto scopriamo e, non ci sembra ancora vero che, l’era dei blocchi magari non più forti ma che bisognava per forza convocare, vizio delle precedenti gestioni, non c’è più.
Troviamo giusta la scelta di portare in azzurro chi mantiene la testa sulle spalle e non la usa per fare a scazzottatte ogni volta che ha voglia. La maglia azzurra è un privilegio e bisogna meritarsela non solo con i piedi ma anche nella testa. Magari in questa Italia non c’è gente che avremmo voluto come Di Vaio o Di Natale ma è l’Italia di tutti. L’aria nuova che auspicavamo dopo la figuraccia sudafricana, finalmente si respira. Cesare continua così (Luca Savarese).

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