Le follie degli imperatori

Ad otto giornate dalla resa dei conti nel campionato di calcio di Serie A, aspettando il derby dei derby, balzano all’occhio alcune statistiche di questa stagione, abbastanza folli tanto da farci ricordare il titolo di un simpatico cartone animato di successo, Le follie dell’imperatore.
Dieci squadre su venti hanno cambiato allenatore, una sola volta è stata una scelta venuta dall’allenatore stesso (il dimissionario Ranieri che ha salutato recentemente la Roma). Negli altri casi è statto l’imperatore del club, il presidente, ad allontanare dall’organico il suo legionario più importante, l’allenatore. Di Carlo, Gasperini, Colomba, Benitez, Delio Rossi, Giampaolo, Bisoli, Ventura hanno lasciato il posto, anzi la panca a Cavasin, Ballardini, Malesani, Leonardo, Cosmi, Simeone, Donadoni. La scossa è stata ricevuta ed i cambiamenti hanno portato frutti nuovi ma resta però il potere di presidenti-imperatori davanti ai quali spesso il calcio è consegnato e non sempre con la serenità delle parti in causa.
Abbondano i verbi che valorizzino la crescita dei vivai e dei settori giovanili ma se sradico un allenatore dalla carrozza come faccio a pensare di crescere? Questi cambiamenti ci dimostrano che la frenesia entra sempre più nelle questioni pallonare a volte appesantendole come noiosissime questioni di stato. In fondo il calcio resta pur sempre un gioco.
I troppi miliardi ne deturpano ogni tanto lo spirito. Torino e Brescia hanno mandato via per cambiare e poi hanno richiamato per ripartire. Che bagarre. E’ il calcio del secondo millennio. E’ un po’ folle ma ci piace un sacco. Come le follie dell’imperatore (Luca Savarese).

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