Il partito dei piagnistei e dei valori del campo

Nel calcio stressato e velocissimo di oggi, le lamentele e le accuse abbondano a getto continuo. Guardate la Serie A, non c’è giorno in cui non si consuma una polemica, un diverbio, un sospetto. Se questo aumenta l’attenzione e fa scrivere migliaia di pagine ai giornali e spendere fiumi di parole al vetriolo, nei programmi televisivi appositamente confezionati, fa anche scaturire tensione e musi lunghissimi.
Sembra, ultimamente, che più si alza la voce e più si è ascoltati. Non ti è stato concesso un rigore grosso come una casa? Urla a più non posso nei mass media, ammiccanti alle urlate da cortile, e, di sicuro, sarai presto ascoltato. Si ha come l’impressione che se non entri in questo ring, non puoi sopravvivere e finisci per non avere voce in capitolo. Piccolo problema: questa situazione assomiglia solo ad un grandissimo gioco al massacro, ad un circolo vizioso quasi irrefrenabile.
Se la mia squadra ha subito un errore arbitrale, io presidente denuncio a più non posso, quasi fosse una situazione di vita o di morte, mi scaglio contro tutto e tutti. Poi la partita dopo capita che l’arbitro fa un errore che depotenzia i miei avversari e mi favorisce, e allora mi pavoneggio e mi dico “Va come sono stato ascoltato, alzare la voce è servito!” Niente di più lontano dal gioco del calcio che prevede, dalle sue lontane origini britanniche, che una partita vada piuttosto bene ed un’altra piuttosto male e che si abbia la semplicità per festeggiare e la dignità per accogliere un risultato storto.
Assecondando ed alimentando la catapulta infinita degli strali da lanciare, si finisce per non gustarsi più la bellezza che arriva, fresca, dal campo, dove ci sono ancora dei valori, immensamente più grandi di mille polemiche, luminosamente più liberi di lunghi piagnistei.
Il Bologna ruspante di Malesani che si disinteressa dei punti di penalizzazione e inizia a credere in se stesso e a provare a diventare squadra e si ritrova improvvisamente squadrone, il Cagliari che sembrava spacciato e che con Donadoni ha ritrovato l’anima, l’Udinese stellare di Guidolin, sono li a mostrarci che, nel calcio iperpolemico c’è ancora spazio per la bellezza. Non diamola per scontata continuandoci a lamentare (Luca Savarese).

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