Una morte annunciata? Parma mai vivo in questa stagione

Via Marino allora, dopo trentuno giornate di Serie A; nell’ultima giornata perde Leonardo e cade anche il progetto di Pietro Leonardi, amministratore delegato del Parma.
Inizio col sorriso nella vittoria interna sul Brescia e fine da incubo, nella sconfitta umiliante contro il Bari. Via, forse dopo la partita dove più di altre occasioni la squadra è sembrata vogliosa di mettere il proprio ritmo alla gara ma con un solo gol fatto dopo infinite occasioni.
Sono mancate le prestazioni di alcuni interpreti, Angelo e Candreva su tutti, da loro ci si attendeva il cambio di passo ed è arrivato solo un brutto passo falso. Amauri stava salvando ancora la baracca ma il gol di Alvarez, ad una manciata di minuti dal triplice fischio, è acre come uno schiaffo, tonante come una bomba esplosa. Basta, non si può sempre perdere, come dice Ligabue nella sua “Urlando contro il cielo”.
In zona Cesarini i gialloblù sono stati scippati anche dal Lecce, sempre in casa, quest’anno. Parma non urla contro il cielo ma contro certe scelte societarie, architettate, difese da Leonardi ed oggi subito rinfacciate, giusto per allinearsi alla politica dell’ ”Oggi dico così, domani dico cosà” ,sempre più diffusa tra gli imperatori del calcio. Chiedere a Zamparini Maurizio per credere. Perchè, questa estate, si è lasciato andare con troppa fretta Guidolin, reo, secondo Leonardi, di aver richiesto un contratto di quattro anni e non di due, come era nelle mire dell’amministratore delegato? Perchè sbolognarsi così facilmente di un allenatore carismatico che aveva trionfalmente riportato in auge la squadra, facendola risalire dalla cadetteria e regalandole un ottavo posto da sogno l’anno scorso? Non si poteva trovare o almeno cercare di trovare una soluzione di mezzo, senza arrendersi alla realtà di veder partire Guidolin?
Verrebbe anche da chiedere a Leonardi poi perchè immolare al Genoa Paloschi e Antonelli, due tipetti che avrebbero sicuramente detto la loro in partite così delicate. Forse si è portato avanti un progetto scialbo sin dall’inizio in Serie A,magari per un quieto vivere, per credere e sforzarci di credere di essere belli, quando in realtà il campo ripetutamente, affermava un Parma apatico, impersonale, languido. Per tappare queste falle si sono presi vari giocatori, Palladino, Modesto,Calvo, Amauri ma non serviva rattoppare la veste quanto cambiare la seta. Da domani il Parma entrerà in una nuova sartoria: ha un assoluto bisogno di una grossa armatura da combattimento. Speriamo che il sarto scelto capisca il modello ed abbia parecchia stoffa.

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