Se Ibra ha il mal di pancia non c’è più religione

Quest’estate, nei giorni che precedevano l’inizio del campionato italiano di calcio, la Gazzetta dello Sport aveva pubblicato un dossier dove venivano rivelati gli ingaggi che percepiscono tutti i calciatori della Serie A, dal primo all’ultimo, tutti, nessuno escluso.
All’ultimo posto figurava il terzo portiere del Parma, Alberto Gallinetta, al primo lui l’Habemus Zlatan, la forza della natura svedese,, di proprietà del Milan. In questi giorni ha fatto sapere di non essere particolarmente contento. Gioca, segna, fa anche segnare, a volte non incide, altre volte fa incavolare i tifosi rossoneri (come domenica a Torino quando è stato praticamente nullo contro la Juve) ma lui non è totalmente felice. Ibra dice che si diverte meno, che non ha più la stessa grinta.
Questa apatia da calciatore (un po’ calciatore, un po’ attore) la chiamano mal di pancia e non si intende, con l’espressione il “mal di pancia“, il fastidio e il dolore vero e proprio, quello per esempio che hanno le donne partorienti prima di mettere al mondo una creatura, non è nemmeno il mal di pancia di chi ha mangiato troppo ed è incorso nei dolori di un’indigestione con coinvolgimento dell’intestino. Si dice mal di pancia per Ibra ma non c’è nessun dolore fisico in questione, nessuna parte del corpo dello svedesone duole perchè si tratta di un mal di pancia figurato, solo di sensazioni non di sintomi.
E’ quel tipo di mal di pancia di chi ha fatto una precoce indigestione di successo, di beni, di averi, di case, di macchine e di tonnellate di soldi. Per re mida Ibra tutto è diventato oro anche le sue mani ed ora non riesce più a bere, ad essere qualcuno di diverso dall’oro nel quale lo hanno portato a navigare Moggi, Moratti, Laporta e da un paio d’anni Berlusconi.
Sia ben chiaro la tecnica del giocatore è fuor di dubbio, radiosa, anzi accecante. Il numero 11 del Milan è forse l’atleta più completo del nostro calcio. Non si discute anche il suo perfezionismo, il suo volere sempre fare meglio, carattere distintivo di chi in campo fa spesso la differenza. Ma avere il mal di pancia quando all’anno percepisci quasi dieci milioni di euro questo no caro Zlatan.
Possiamo anche accettare un tuo autogol nel derby ma certe dichiarazioni fanno più male di un cumulo di pietre e di tre punti persi; magari la prossima volta tienitele per te, non farle sapere a nessuno, come non lo fanno sapere a nessuno le persone che hanno il mal di pancia, quello vero, come non lo fa sapere a nessuno un attaccante, forte come te che, per la mancanza della visibilità che hai avuto tu, ogni domenica si prepara il borsone e gira campi ai limiti dell’umano, di terza categoria, con spogliatoi, quelli si, che fan venire il mal di pancia e, sporchi come sono, contrarre qualche malattia.
Caro Zlatan le parole hanno un peso e vanno calibrate bene. Per questo cerca di riflettere quando parli e calibra le cose che dici come calibri bene i tuoi palloni e cerca di divertirti perchè, in fondo, ti è chiesto solo questo. Un consiglio: quando hai tempo vai a fare un giretto di notte tra i fornai di Milano. Vedrai con quale foga fanno il pane, con che passione lo preparano croccante, anche se hanno mal di pancia, anche se forse non basterà una vita per nutrire quelle pance. Il calcio è un gioco e a giocare non fa venire il mal di pancia. (Luca Savarese)

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