River delete: dopo centodieci anni di Primera, sprofonda in B

Il River Plate, gloriosa squadra argentina di Buenos Aires, è da poche ore retrocesso in Segunda Division. Sembra il racconto di una stagione a livello pro-manager alla guida dei millonarios (così sono chiamati i ragazzi del River) a Fifa o a Pes, dove non ha funzionato il controller o il computer era troppo forte. Sembra.
In realtà il River davvero lascia la massima divisione argentina e precipita, per la prima volta nella sua storia, nelle tenebre della B. La Buenos Aires del calcio si ritrova così con un polmone in Segunda division o Primera B. Da 110 anni, da quando esiste e nobilita il futbol argentino, la squadra biancorossa, non era mai andata giù.
Nel doppio spareggio ci rimette le penne e pensare che il rigore che avrebbe potuto portarli sul 2 a 1 contro il Belgrano, lo ha sbagliato uno che si chiama Pavone. Ecco la foto di questo brutto River: un Pavone che forse si è troppo pavoneggiato ed ora ha perso le piume eleganti ed è rimasto spennacchiato e non riesce più a muoversi, intrappolato dalla sua etichetta, sbeffeggiato dalla sua stessa fama. Lamela, talentino che descrivono come il nuovo astro nascente del pianeta, è risultata alla lunga marcia e non è più riuscito ad imprimere il segno.
Al di là dei facili accostamenti, abbandona lo scenario del calcio argentino che conta, una squadra dove ultimamente ha regnato forse più il segno di un potere da portare avanti sempre e comunque perchè ti chiami River, piuttosto che il potere di certi segni, nemmeno considerati dalla dirigenza: come il fatto che gli orizzonti dicono che ci sono nuovi protagonisti, tipo il Lanus di Mauro Camoranesi arrivato secondo in questo Clausura, tipo l’ Estudiantes, vincitore del torneo di Apertura.
Il presidente Passarella (dopo i disastri combinati da Aguilar), forte da giocatore ma abbonato a sconfitte brucianti in altre vesti (quando in Italia nel 2001 allenò il Parma, riportò sei sconfitte consecutive venendo cacciato a furor di popolo), accompagna la squadra in segunda division ma non sembra allontanarsi dal timone come vorrebbe,invece, un popolo inferocito ed ora, agguerrito. Dai siti argentini si percepisce che i fan del River rimproverano a Passarella di aver costruito una squadra senza volontà e presuntuosa.
Retrocedere dopo centodieci anni è più che un colpo all’anima, è un vero e proprio trauma sportivo e sociale. Improvvisamente il tempio sacro del Monumental è stato falcidiato dai giocatori del Belgrano di Cordoba, che, come dei terroristi dell’ultima ora, hanno fatto saltare la vita, la passione, l’anima e il tifo dei Millonarios ed il Monumental, è diventato d’un tratto piccolo e stretto come un garage con la saracinesca ormai chiusa.
Il bottino calcistico dello spareggio-salvezza, generatore del bottino militare sugli spalti e fuori dallo stadio, è infausto: tre gol presi ed uno solo fatto in due partite. Come avrebbe avuto bisogno la squadra, in questi scontri decisivi, dei gol e della forza caratteriale dei suoi bomber storici, come Francescoli, come Crespo, come Aimar.
Trentatre titoli, due coppe libertadores ed un trofeo intercontinentale congelati così, in una rabbia inaspettata ed in bad romance che mai i millonarios avrebbero pensato di leggere e, gli ultrà del River, non sono certo nati ad Oxford. Alessandro Manzoni nella tragedia Adelchi fa dire al servo Anfrido: “Soffri e sii forte, soffri ma spera,il tuo destino è questo”.
River forse ora più che mai è arrivato il momento di sperare, anche se le ossa sono spappolate, anche se il popolo non ci crede più. Nel tuo nome, contieni le prime tre lettere della rivoluzione ed allora reagisci, rivoluzionati e la b sia per te una straordinaria rivoluzione di calcio e di vita ma, ricordati che, per tornare grande, non puoi esimerti dal diventare piccolo, dal ragionare come una squadretta, solo così il Monumental ti potrà riabbracciare. (Luca Savarese)

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