Risultati: Roma-Palermo 2-3. Colpo rosanero, Hernandez e Pinilla gelano l’Olimpico

La Roma “made in Usa” non regala il primo sorriso al presidente Di Benedetto e cade all’Olimpico, per la seconda gara consecutiva, contro il Palermo di Delio Rossi, vittorioso con il risultato di 3 a 2 nell’anticipo pomeridiano della 33° giornata di Serie A. E’ una sconfitta pesante, che pregiudica sempre di più la rincorsa al quarto posto, e che arriva al termine di una gara rocambolesca, nella quale i giallorossi hanno sprecato l’impossibile (con Menez e Vucinic soprattutto) e poi hanno subito la doppietta di un Hernandez devastante, che ha gelato l’Olimpico e i tifosi romanisti, inferociti a fine gara per l’ennesimo passo falso di una squadra confermatasi molle e fragile. Da cambiare in tanti dei suoi undicesimi.
Neanche la notizia del cambio societario scuote, dunque, la compagine di Montella, che esce dal campo tra i fischi incessanti dei tifosi. L’assenza di Juan e Mexes si fa sentire in difesa dove Loria parte bene ma poi frana insieme a Riise e al resto della squadra, bruciata dalla velocità di Hernandez e dalla classe dei talenti palermitani. Il Palermo, dunque, rialza la testa dopo un periodo non esaltante e lo fa con un “colpo grosso” nella capitale, che non serve molto alla classifica dell’undici del Barbera ma che risolleva il morale alla società del presidente Zamparini, il quale alla vigilia aveva predetto una vittoria dei propri ragazzi.
Buona partenza della Roma, che attacca a spron battuto e costruisce, al 5′, una clamorosa occasione, fallita da un Menez estremamente impreciso sottoporta. Gran conclusione mancina di Riise, Sirigu si oppone come può, ma lascia la palla vagante, Menez però stoppa male e quando batte da pochi passi trova la respinta della difesa ospite. Il vantaggio però sembra essere nell’aria e si concretizza al 18′ quando Bacinovic, ingenuamente, trattiene la maglia di Menez, in area.
Un attento Romeo, arbitro della sezione di Verona, indica il dischetto e regala alla Roma la possibilità di siglare il vantaggio. Francesco Totti non sbaglia e firma con una rasoiata di destro, ad incrociare, l’1 a 0, che coincide con il 204° goal in Serie A per il capitano, ormai ad una sola lunghezza da Roberto Baggio.
La Roma però si addormenta e lascia l’iniziativa al Palermo che, tuttavia, non riesce a pungere in contropiede. Ma prima dell’intervallo, Burdisso interviene in maniera scomposta (ma dalla moviola è evidente che sia il palermitano a “volare” senza praticamente essere toccato dal difensore argentino) su Pinilla e per Romeo non ci sono dubbi. Secondo rigore dell’incontro e soprattutto occasione del pari palermitano, tramutata in goal da Pinilla freddissimo dal dischetto.
Nella ripresa la Roma sembra rientrare in campo più determinata. Passano soli tre minuti e, grazie a d un’invenzione di Totti (assist centrale pazzesco), Menez ha l’occasione di farsi perdonare ma, solo davanti a Sirigu fallisce incredibilmente, calciando a lato (neanche centra la porta). Entra Vucinic, al posto di Rosi, e qualche minuto più tardi proprio il montenegrino è protagonista di un episodio clamoroso: Menez elude la trappola del fuorigioco e s’invola verso la porta avversaria. A pochi passi da Sirigu, il transalpino alza la testa e serve l’accorrente Vucinic che, a porta vuota, riesce nell’impresa di concludere alto sulla traversa provocando l’ira del pubblico (che da quel momento in poi lo fischierà incessantemente).
A questo punto i giallorossi (che sostituiscono Menez con Borriello, a secco da febbraio) accusano il colpo e franano, irrimediabilmente. Al 39′ un Loria disastroso (tiene in gioco praticamente tutti gli avanti palermitani) consente a Pinilla di entrare in area e servire al centro dell’area l’uruguagio Hernandez il quale, a differenza di Vucinic, non sbaglia e trafigge Doni per il 2 a 1. La squadra di Montella stacca la spina e i rosanero approfittano di una Lupa barcollante per affossarla definitivamente: al 45′ ancora Abel Hernandez ben servito dall’assistman Pinilla, batte in diagonale un incerto Doni. La rasoiata finale di Vucinic, che lascia di stucco Sirigu per il 2 a 3 non fa che aumentare il rammarico per l’ennesima occasione sprecata e il malesse dei tifosi, stanchi di una Roma molle e fragile e sempre più lontana dall’Europa che conta (grande occasione per la Lazio, a Catania). La pazienza è finita, capito Tom?

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