Risultati: Niente remuntada, Inter eliminata dallo Schalke. Prima storica semifinale per i tedeschi

Addio Champions, addio remuntada e addio primo obiettivo per l’Inter di Leonardo, battuta anche in Germania per 2 a 1 dallo Schalke di Rangnick nel ritorno dei quarti di finale.
Ieri sera a Gelsenkirchen Raul e compagni hanno ampiamente dimostrato di non essere una squadra debole, ma autoritaria e meritevole del posto in semifinale, dove ad attenderlo c’era già il Manchester United. Non si può negare che i nerazzurri siano andati alla Schalke Arena con il giusto spirito per provare a ribaltare un risultato, che solo oggi si può dire, irrimontabile.
L’atteggiamento è stato quello di una squadra unita, compatta e con le idee chiare, ma quando la stanchezza e la poca forza fisica incidono così tanto, qualsiasi forma di orgoglio e coraggio agonistico, cadono invano.
Sneijder è stato in troppe occasioni frettoloso e impreciso nei passaggi, Milito poco propositivo e inconcludente, anche se il ritardo della sua condizione ha certamente influito, mentre Eto’o non è stato in grado di passare oltre quel muro difensivo tedesco, perfettamente bilanciato dal portiere Neuer, in splendida forma.
Insomma c’è molto da analizzare, partendo dalla considerazione che agli uscenti campioni d’Europa siano mancate le energie per farsi ridefinire “Grandi” e che siano dunque necessari nuovi stimoli, ma anche nuovi acquisti, conseguenti al bisogno di un cambio generazionale.
Vecchi e giovani. Si dibatte molto negli ultimi tempi circa l’età media delle squadre italiane, troppo anziane per poter competere costantemente e annualmente con le fresche e frizzanti formazioni del resto d’Europa. Ma l’età è frutto di esperienza e sudore, sacrifici e maturità, come dimostrano giocatori del calibro di Zanetti, Nesta, Giggs, Raul.
Lo spagnolo è l’autore del vantaggio dello Schalke. Allunga il passo su Inzaghi, arrivando a 72 goal nei match europei, contro 70 del milanista. Ma non sono questi i soli dati di rilievo di un calciatore che ha lasciato Madrid per Gelsenkirchen, scegliendo personalmente lo Schalke e dimostrando quanto ancora possa regalare a tifosi e amanti del bel calcio.
L’Inter perde 2-1 contro un inedito avversario, inedito perché lo Schalke ha conquistato la sua prima semifinale di Champions League con un bel gioco e una dimostrazione concreta di superiorità, sia all’andata che al ritorno.
Thiago Motta è l’unico centro interista nella trasferta tedesca dei quarti di finale, centro che da l’idea della stanchezza generale delle punte d’attacco, uno solo difatti il corner finalizzato in rete, poche giocate che vadano diretta allo specchio di porta e Stankovic impensierisce Neuer soltanto in un’azione nel primo tempo.
Ma i tifosi giunti fino alla Schalke Arena non hanno demoralizzato con fischi e cori la squadra leonardiana, ma hanno applaudito e accompagnato i giocatori verso gli spogliatoio con un sentimento di gratitudine, per non aver mollato quando la partita sembrava già persa in partenza.
E quando Howedes raddoppia il risultato al 38’ del secondo tempo, l’Inter non perde il controllo, mantenendo la lucidità e la consapevolezza di essere brutalmente definiti come “perdenti”, soprattutto senza innervosirsi arrivando a compiere inutili falli, che sarebbero pesati sul morale e sulle motivazioni, che gli uomini di Leonardo dovranno ritrovare in vista di sabato nella astiosa sfida contro il Parma, alla disperata ricerca di punti salvezza.
Ora il Manchester, prossimo avversario nella semifinale di Champions, dovrà stare ben attento e non sottovalutare un avversario insidioso e pungente come lo Schalke, senza pensare che la finale di Wembley sia già nelle loro tasche. (Paola Prina)

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