Quando gli sceicchi erano Berlusconi e Moratti

Il declino del calcio italiano è ormai diventato un genere giornalistico a sé stante, con i suoi cantori e i suoi ispiratori. Fra questi il più continuo è Adriano Galliani, che dall’analisi del fisco spagnolo (ma fino a prova contraria il Real Madrid e il Barcellona non hanno pagato giocatori in nero, come invece in passato hanno fatto società a Galliani ben note) è passato alla descrizione del presunto sorpasso francese.
Che sarebbe comprovato dall’attivismo sul mercato del Paris Saint Germain del suo pupillo Leonardo, che ha speso 80 milioni di euro per Pastore, Menez, Sissoko, Sirigu, eccetera, avendo alle spalle un’azionista di maggioranza come il QSI. Cioé in sostanza lo stato del Qatar, attraverso uno dei vari Al Thani (cioè la famiglia dominante).
E’ però incredibile che queste spese senza controlli e in ogni caso sempre superiori alle entrate destino scalpore solo quando è dall’estero che vengono fatti i grandi colpi.
Quando nel 1984 il miglior giocatore della storia (Maradona, possiamo ribadirlo) lasciava il Barcellona per giocare in una squadra italiana di media classifica andava tutto bene, quando le sette sorelle e poi di fatto solo Berlusconi e Moratti hanno schiantato il mercato con ingaggi assurdi (al punto che risultano invendibili anche le riserve) queste follie venivano classificate come ‘investimenti’ dai nostri media, adesso che i soldi vengono buttati dalla finestra da PSG e Anzhi gridiamo allo scandalo e romanziamo sul declino. (segue)

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