Mondiali 2010: Quarti di Finale, il punto (I Parte). Record 4 sudamericane in corsa per il titolo

È record. Mai nella storia dei mondiali quattro formazioni sudamericane erano arrivate ai quarti di finale. Il massimo raggiunto fino ad ora erano le tre rappresentanti arrivate tra le prime otto nel 1970 e nel 1978 (in quest’ultimo torneo non ad eliminazione diretta, ma in due gironi finali da quattro squadre), mondiali giocati in Messico ed Argentina, ergo praticamente in casa.
Nel primo caso le magnifiche tre erano il Brasile di Pelè, l’Uruguay e il Perù di Cubillas, Perù presente anche nel 1978, stavolta con Argentina e ancora Brasile. In entrambi i casi vinsero poi…due sudamericane, il mitico Brasile di Pelè, Carlos Alberto, Gerson e Rivelino che sconfisse in finale l’Italia della staffetta Mazzola-Rivera, e l’Argentina di Mario Kempes.
La storia potrebbe dunque ripetersi, con Argentina e Brasile che sono proprio le candidate principali alla conquista della diciannovesima Coppa del Mondo, Olanda, Germania e, soprattutto, Spagna permettendo. Tra l’altro potrebbe ripetersi la semifinale tutta sudamericana del 1970 Brasile-Uruguay, match che i carioca vinsero 3-1 dopo essere andati in svantaggio nel primo tempo e partita che vide il più famoso non gol di Pelè, una finta e dribbling al portiere uruguagio fantastica, purtroppo però non coronata dal gol.
Questi dati dunque non fanno che confermare ciò che andiamo dicendo dalle prime partite di questo mondiale sudafricano. Le formazioni del Sudamerica stanno andando alla grande. L’unica eliminazione, quella dell’ottimo Cile di Bielsa, è arrivata per mano…del Brasile. Cileni tra l’altro unici ad essere sconfitti (due volte) tra le squadre del Conmebol, capaci di mettere insieme per il resto ben tredici successi e tre pari.
Quindi saranno quattro le squadre sudamericane che tenteranno la scalata al titolo. A fare compagnia ai colossi Brasile e Argentina e al redivivo Uruguay (negli anni pari è sempre andato alla grande, campione nel ‘30 e nel ’50, semifinale nel 1970), ci sarà il Paraguay di Martino (altro tecnico argentino) che, battendo ai rigori il Giappone, è entrato nella storia. Mai l’Albirroja infatti era arrivata così lontano. Ora però per Santa Cruz e compagni, ci sarà un ostacolo durissimo, la Spagna che Villa, miglior giocatore del mondiale finora, sta trascinando con i suoi gol e le sue giocate. Proprio le furie rosse potrebbero rappresentare l’ostacolo più grande per le sudamericane, che curiosamente non saranno una di fronte all’altra nei quarti. Il mondiale potrebbe dunque trasformarsi nella Coppa America se tutte riuscissero a vincere, ma Spagna principalmente e anche Olanda, Germania e Ghana, non saranno ostacoli semplici.
E allora, prima di andare rapidamente ad analizzare i match che vedremo venerdì e sabato, soffermiamoci anche sul mondiale delle europee. Sono rimaste solamente in tre a difendere l’onore del vecchio continente, per la prima volta nella storia quindi, numericamente in svantaggio.
Del resto non poteva essere altrimenti visto che negli ottavi erano in programma tre sfide “continentali” che hanno visto abbandonare la scena la sorprendente Slovacchia di Vittek (capocannoniere insieme a Higuain e Villa) più che di Hamsik e soprattutto due grandi protagoniste come l’Inghilterra e il Portogallo. Delusione enorme per gli inglesi che avevano riposto grande fiducia in Capello.
Ma le condizioni pessime di Rooney e l’inguardabile difesa, orfana di Ferdinand ma anche del miglior Terry, hanno fatto miseramente naufragare gli inglesi di fronte alla freschezza di una delle nazionali tedesche più brillanti di sempre. Una lezione severa, condizionata anche dal gol fantasma di Lampard che effettivamente poteva cambiare la partita, che ha mostrato però le debolezze di una formazione che quando non ha uomini chiave come Rooney, Gerrard o Lampard nelle migliori condizioni, diventa una squadra normalissima.
Discorso analogo per il Portogallo. Avevamo detto prima del mondiale che i portoghesi erano in fase discendente dopo i picchi degli anni passati. Queiroz ha puntato tutto sul fenomeno Cristiano Ronaldo ma, dopo aver passato abbastanza agevolmente il girone (grazie però soprattutto alla goleada con la Corea del Nord) ha mostrato limiti evidentissimi, soprattutto offensivi, chiudendo tre gare su quattro senza segnare, proprio come spesso le era capitato nella fase di qualificazione.
Limiti non dovuti solamente alla scarsa vena di Ronaldo, spesso mal servito e messo nella condizione di non nuocere, per un Portogallo che ha mostrato un gioco fin troppo difensivo che ha tradito la tradizione del calcio portoghese. Difetti emersi in maniera manifesta nel derby iberico, con la Spagna che ha letteralmente dominato la scena.
Il Portogallo però non è l’unica squadra a giocare in maniera diciamo guardinga. Su difesa e contropiede hanno puntato anche, strano a dirsi, addirittura Olanda e Brasile. Sarebbe da non crederci e del resto non poche critiche sono arrivate dalla stampa dei rispettivi paesi, specialmente da quella brasiliana all’indirizzo di Dunga.

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