Mondiali 2010: l’Italia campione in Sudafrica. Di Natale, il gruppo, e tanti dubbi per Lippi (I parte)

Di ogni opera bisogna sempre pensare che prima non c’era ancora. Di un quadro c’era la tela bianca, di una statua un ammasso di creta, di una casa un mucchio di calce e di mattoni. Così d’una squadra. Ci sono centinaia di giocatori, ci sono dieci formazioni possibili, cento combinazioni pensabili. E una volta deciso un undici, c’è ancora sempre da saldarlo, da animarlo, da lanciarlo. La riuscita non è un caso, ma il prodotto di un buon lavoro, di un lungo lavoro”. Così descriveva il lavoro di Pozzo il Guerin Sportivo (anno XXVII N.39) all’indomani del trionfo sull’Ungheria a Parigi nel 1938, tessendo le lodi del commissario tecnico che aveva regalato all’Italia il secondo titolo mondiale consecutivo.
Lo stesso buon e lungo lavoro portato a termine da Lippi quattro anni fa. Il viareggino raccolse una nazionale reduce da due clamorosi tonfi nel biennio 02-04, costruendo un gruppo d’acciaio che permise a capitan Cannavaro di alzare la Coppa al cielo nella notte magica di Berlino. E lo stesso difficile compito attende nuovamente Lippi, che ha ripreso la guida degli azzurri due anni fa cullando il sogno di emulare proprio Pozzo.
Rispetto al 2006 però, la nazionale che si appresta a partire per il Sudafrica ha perso per strada elementi importanti. Non ci sono più Totti, Nesta, Toni, Del Piero, assenze che senza dubbio tolgono agli azzurri esperienza, qualità e carisma. Rispetto a quella “tedesca” dunque, questa nazionale sembra sulla carta essere meno dotata. Ma ciò che preoccupa di più è forse la confusione e i dubbi che animano il nostro Ct, come dimostra anche il fatto di non avere ancora scelto i 23.
Tornando con la memoria a quattro anni fa infatti, al di là degli scandali che scoppiarono al di fuori del campo (che indirettamente aiutarono il gruppo a cementificarsi), Lippi era già a buon punto con i lavori, avendo individuato da tempo un undici base, confidando sul recupero lampo di Totti, affidando la squadra alla regia di Pirlo e alla capacità di Camoranesi di saltare l’uomo, puntando sulla spinta di Zambrotta e Grosso e potendo disporre inoltre di una coppia offensiva, Toni-Gilardino, che dava ampie garanzie. Poi al mondiale gli azzurri arrivarono in forma strepitosa con un Buffon insuperabile e un Cannavaro sontuoso e andò come tutti sappiamo. Del resto le stimmate dei futuri campioni si poterono notare già nelle amichevoli pre-mondiali quando gli azzurri travoslsero Olanda e Germania.
Ora non si può dire altrettanto della nazionale di oggi che sembra decisamente in ritardo sulla tabella di marcia. Lippi ha convocato per il ritiro del Sestrière ben 30 elementi riducendoli poi a 28 con le esclusioni di Candreva e soprattutto Grosso. Proprio l’esclusione clamorosa di uno dei simboli del mondiale vittorioso è voluto forse essere un segnale forte al resto della truppa. Rimane solo chi ha voglia, chi ha stimoli. Del resto il commissario tecnico era stato criticato per aver portato molti “vecchi” reduci di quel mondiale e troppi juventini dopo una stagione disastrosa.
Ora i campioni del mondo sono solamente nove, sei invece i bianconeri ed altri, come Camoranesi, rischiano il taglio. Ancora pochi giorni per sciogliere i dubbi. La lista definitiva dei 23 dovrà essere infatti consegnata alla FIFA entro il 1 Giugno, allora sapremo i 5 che dovranno abbandonare il sogno mondiale.
Marcello Lippi ha attirato a se le critiche rinunciando in partenza alla classe dei vari Cassano, Balotelli, Miccoli. Scelte che, condivisibili o meno, hanno una loro spiegazione. Il Ct, è noto, ha sempre privilegiato il gruppo ai singoli, e del resto proprio questi tre elementi hanno dimostrato, nel corso della loro carriera, di non essere sempre facilmente gestibili. Miccoli probabilmente era quello che avrebbe meritato maggiormente la chiamata, ma l’infortunio al ginocchio lo ha messo fuori causa e dunque sarebbe anche inutile discuterne la mancata convocazione.
Per quanto riguarda gli altri due, non si può non riconoscere il valore di Cassano, ma Fantantonio a parte l’europeo del 2004, non ha mai lasciato il segno con la maglia azzurra e del resto anche con le varie maglie di club indossate, a livello internazionale, si è dimostrato raramente decisivo. Balotelli invece, in questa stagione ha si mostrato potenzialità enormi, ma si è anche reso protagonista di episodi spiacevoli che forse avrebbero reso quasi un azzardo la sua convocazione. Lui resta il futuro della nazionale, ma Lippi ha voluto puntare per il mondiale sudafricano sui suoi ragazzi, quelli che hanno conquistato la qualificazione.
C’è poi probabilmente una spiegazione tattica. Lippi sembrerebbe orientato a puntare in partenza sul 4-3-3, si motiva così la scelta di elementi quali Iaquinta, Pepe e Quagliarella, tutti attaccanti esterni e giocatori che fanno della duttilità il pregio maggiore. Non altrettanto si può dire dei tre rimasti a casa.
La certezza in avanti si chiama però Totò Di Natale. Si parla tanto degli esclusi ma non si sottolinea a dovere la stagione esaltante di questo giocatore, autore di 29 gol in campionato e da molti anni ormai uno degli attaccanti italiani più prolifici. Vero è che anche agli europei di due anni fa si presentò in grande spolvero e deluse, ma proprio quell’avventura sfortunata potrebbe fornirgli l’esperienza e la maturità necessaria a livello internazionale che allora venne a mancare. Del resto la qualità le ha e non in misura inferiore agli esclusi.
Di Natale sembra dunque la certezza da cui Lippi dovrebbe partire per il reparto offensivo. Nel tridente si posizionerà a sinistra, mentre nelle gerarchie, come punta centrale, parte avanti Gilardino con Pazzini, in grande forma, a scalpitare alle sue spalle. A destra invece sono in tanti a contendersi il posto. In quel ruolo potrebbero giocare Pepe, Iaquinta, Quagliarella, ma anche Camoranesi se Lippi dovesse optare per un 4-3-3 più “prudente”. Giocatori che assicurano spinta ma anche dinamismo e supporto al centrocampo.
Come detto dunque, sono ancora tanti i dubbi che animano il commissario tecnico. Sei i posti a disposizione in attacco. A rischiare sono Giuseppe Rossi, fino a poco tempo fa molto considerato anche dalla critica ma reduce da una stagione in ombra, Quagliarella e forse Borriello. Sicuri gli altri, saranno loro tre a giocarsi l’ultimo posto disponibile.

“Di ogni opera bisogna sempre pensare che prima non c’era ancora. Di un quadro c’era la tela bianca, di una statua un ammasso di creta, di una casa un mucchio di calce e di mattoni. Così d’una squadra. Ci sono centinaia di giocatori, ci sono dieci formazioni possibili, cento combinazioni pensabili. E una volta deciso un undici, c’è ancora sempre da saldarlo, da animarlo, da lanciarlo. La riuscita non è un caso, ma il prodotto di un buon lavoro, di un lungo lavoro”. Così descriveva il lavoro di Pozzo il Guerin Sportivo (anno XXVII N.39) all’indomani del trionfo sull’Ungheria a Parigi nel 1938, tessendo le lodi del commissario tecnico che aveva regalato all’Italia il secondo titolo mondiale consecutivo. Lo stesso buon e lungo lavoro portato a termine da Lippi quattro anni fa. Il tecnico viareggino raccolse una nazionale reduce da due clamorosi tonfi nel biennio 02-04, costruendo un gruppo d’acciaio che permise a capitan Cannavaro di alzare la Coppa al cielo nella notte magica di Berlino. E lo stesso difficile compito attende nuovamente Lippi, che ha ripreso la guida degli azzurri due anni fa cullando il sogno di emulare proprio Pozzo. Rispetto al 2006 però, la nazionale che si appresta a partire per il Sudafrica ha perso per strada elementi importanti. Non ci sono più Totti, Nesta, Toni, Del Piero, assenze che senza dubbio tolgono agli azzurri esperienza, qualità e carisma. Rispetto a quella “tedesca” dunque, questa nazionale sembra sulla carta essere meno dotata. Ma ciò che preoccupa di più è forse la confusione e i dubbi che animano il nostro Ct, come dimostra anche il fatto di non avere ancora scelto i 23. Tornando con la memoria a quattro anni fa infatti, al di là degli scandali che scoppiarono al di fuori del campo (che indirettamente aiutarono il gruppo a cementificarsi), Lippi era già a buon punto con i lavori, avendo individuato da tempo un undici base, confidando sul recupero lampo di Totti, affidando la squadra alla regia di Pirlo e alla capacità di Camoranesi di saltare l’uomo, puntando sulla spinta di Zambrotta e Grosso e potendo disporre inoltre di una coppia offensiva, Toni Gilardino, che dava ampie garanzie. Poi al mondiale gli azzurri arrivarono in forma strepitosa con un Buffon insuperabile e un Cannavaro sontuoso e andò come tutti sappiamo. Del resto le stimmate dei futuri campioni si poterono notare già nelle amichevoli pre-mondiali quando gli azzurri asfaltarono Olanda e Germania.

Ora non si può dire altrettanto della nazionale di oggi che sembra decisamente in ritardo sulla tabella di marcia. Lippi ha convocato per il ritiro del Sestriere ben 30 elementi riducendoli poi a 28 con le esclusioni di Candreva e soprattutto Grosso. Proprio l’esclusione clamorosa di uno dei simboli del mondiale vittorioso è voluto forse essere un segnale forte al resto della truppa. Rimane solo chi ha voglia, chi ha stimoli. Del resto il commissario tecnico era stato criticato per aver portato molti “vecchi” reduci di quel mondiale e troppi juventini dopo una stagione disastrosa. Ora i campioni del mondo sono solamente nove, sei invece i bianconeri ed altri, come Camoranesi, rischiano il taglio. Ancora pochi giorni per sciogliere i dubbi. La lista definitiva dei 23 dovrà essere infatti consegnata alla FIFA entro il 1 Giugno, allora sapremo i 5 che dovranno abbandonare il sogno mondiale.

Marcello Lippi ha attirato a se le critiche rinunciando in partenza alla classe dei vari Cassano, Balotelli, Miccoli. Scelte che, condivisibili o meno, hanno una loro spiegazione. Il Ct, è noto, ha sempre privilegiato il gruppo ai singoli, e del resto proprio questi tre elementi hanno dimostrato, nel corso della loro carriera, di non essere sempre facilmente gestibili. Miccoli probabilmente era quello che avrebbe meritato maggiormente la chiamata, ma l’infortunio al ginocchio lo ha messo fuori causa e dunque sarebbe anche inutile discuterne la mancata convocazione. Per quanto riguarda gli altri due, non si può non riconoscere il valore di Cassano, ma Fantantonio a parte l’europeo del 2004, non ha mai lasciato il segno con la maglia azzurra e del resto anche con le varie maglie di club indossate, a livello internazionale, si è dimostrato raramente decisivo. Balotelli invece, in questa stagione ha si mostrato potenzialità enormi, ma si è anche reso protagonista di episodi spiacevoli che forse avrebbero reso quasi un azzardo la sua convocazione. Lui resta il futuro della nazionale, ma Lippi ha voluto puntare per il mondiale sudafricano sui suoi ragazzi, quelli che hanno conquistato la qualificazione.

C’è poi probabilmente una spiegazione tattica. Lippi sembrerebbe orientato a puntare in partenza sul 4-3-3, si motiva così la scelta di elementi quali Iaquinta, Pepe e Quagliarella, tutti attaccanti esterni e giocatori che fanno della duttilità il pregio maggiore. Non altrettanto si può dire dei tre rimasti a casa. La certezza in avanti si chiama però Totò Di Natale. Si parla tanto degli esclusi ma non si sottolinea a dovere la stagione esaltante di questo giocatore, autore di 29 gol in campionato e da molti anni ormai uno degli attaccanti italiani più prolifici. Vero è che anche agli europei di due anni fa si presentò in grande spolvero e deluse, ma proprio quell’avventura sfortunata potrebbe fornirgli l’esperienza e la maturità necessaria a livello internazionale che allora venne a mancare. Del resto la qualità le ha e non in misura inferiore agli esclusi. Di Natale sembra dunque la certezza da cui Lippi dovrebbe partire per il reparto offensivo. Nel tridente si posizionerà a sinistra, mentre nelle gerarchie, come punta centrale, parte avanti Gilardino con Pazzini, in grande forma, a scalpitare alle sue spalle. A destra invece sono in tanti a contendersi il posto. In quel ruolo potrebbero giocare Pepe, Iaquinta, Quagliarella, ma anche Camoranesi se Lippi dovesse optare per un 4-3-3 più “prudente”. Giocatori che assicurano spinta ma anche dinamismo e supporto al centrocampo. Come detto dunque, sono ancora tanti i dubbi che animano il commissario tecnico. Sei i posti a disposizione in attacco. A rischiare sono Giuseppe Rossi, fino a poco tempo fa molto considerato anche dalla critica ma reduce da una stagione in ombra, Quagliarella e forse Borriello. Sicuri gli altri, saranno loro tre a giocarsi l’ultimo posto disponibile

Comments

  1. Complimenti bell'articolo però mi ha messo parecchia preoccupazione perchè sinceramente non ricordavo tutta questa differenza dell'Italia 2010 rispetto a quella del 2006 cioè mi sfuggiva il fatto che Lippi avesse già trovato l'undici base, che Toni e Gilardino fossero una certezza e soprattutto l'ottima forma di Cannavaro e di Buffon e poi le amichevoli con Olanda e Germania…c'erano già i segnali come dice lei a questo punto sono seriamente preoccupato per quest'anno!!

  2. Preoccupazione legittima, questa squadra è meno forte di quella di 4 anni fa non c'è dubbio…ma sperando che si recuperi la forma fisica e che Lippi trovi le soluzioni adeguate si può fare comunque bella figura, magari sperando che salti fuori qualche bella sorpresa..

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