Mondiali 2010: L’analisi del Girone G. Voglia di stupire per la Corea di Kim Jong-Hun

Dici Corea e agli italiani non possono che tornare in mente brutti ricordi. Prima di Ahn e Byron Moreno nel 2002 (ma era l’altra Corea) il trauma più grande ce lo inflisse il leggendario dentista Pak-do-Ik che sconfisse l’Italia di Fabbri, suggellando la sorpresa più grande, probabilmente, dell’intera storia mondiale. Da allora in Italia, il nome Corea è rimasto nel vocabolario come sinonimo di disfatta in tutti i campi, ma quella per i coreani fu al contrario una storica giornata, la prima (e l’unica) vittoria in un mondiale che significò anche passaggio del turno. La Corea del Nord ai quarti poi dovette arrendersi al Portogallo (che ritroverà nuovamente nel girone) di Eusebio, non prima di essere andata addirittura sul 3-0, subendo poi una clamorosa rimonta fino al 5-3 finale. Una nazionale abituata a stupire dunque, cosa che le è rimasta nel dna ancora oggi, essendo riuscita a qualificarsi per il Sudafrica mettendo in riga due potenze del calcio asiatico, Iran e Arabia Saudita, creando difficoltà anche ai cugini del Sud. Una qualificazione che si fonda soprattutto sull’organizzazione di gioco e su una difesa, sole 7 reti subite in 16 incontri, granitica. I coreani dunque, alla loro seconda storica partecipazione, vorranno continuare a stupire anche in Sudafrica e per riuscirci potranno contare sul fattore sorpresa, essendo probabilmente la nazionale che si conosce meno delle 32 finaliste. Lo stratagemma della federazione coreana che ha inserito una punta nella lista dei portieri, “furbata” smascherata dalla Fifa (Kim Myong-Won potrà giocare quindi solo in porta), rende pienamente idea del mistero che aleggia intorno ai nordcoreani. Del resto i coreani giocano tutti nel proprio campionato (la quasi totalità nella formazione dell’esercito, il 25 Aprile). L’unica eccezione è rappresentata dall’attaccante Hong Jong-Jo, da tempo militante in Russia nel Rostov e dal bomber Jong Tae-Se, nato e cresciuto in Giappone dove gioca per il Kawasaki Frontale. Il primo è seconda punta brevilinea, capace di galleggiare con intelligenza tra centrocampo e attacco. Il secondo sarà colui a cui verrà affidato l’arduo compito di bucare le difese avversarie. Il resto della truppa è un esercito di sconosciuti che il CT Jong-Hun schiererà in campo con un modulo super difensivo. Retroguardia a cinque e libero staccato (Pak Chol-Jin) vecchio stampo, nel tentativo di limitare i danni. Il cervello della squadra sarà invece il piccolo Hung In-Guk (169 cm). Obiettivamente pensare che anche questa volta la Corea riesca a stupire e a qualificarsi appare francamente fuori luogo. Impossibile forse anche fare punti contro Costa D’Avorio, Brasile e Portogallo, ma il gruppo di Kim Jong-Hun non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare da questa avventura e c’è da scommettere che venderà comunque cara la pelle.

Probabile formazione (5-3-1-1)
Ry Myong-Guk; Cha Jong-Hyok, Pak Nam-Chol, Pak Chol-Jin, Ri Jun-Il, Ri Kwang-Chol; Ahn Young-Hak, Ji Yun-Nam, Mun In-Guk; Hong Yong-Jo;Yong Tae-Se.

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