Mondiali 2010: L’analisi del Girone G. Grande difesa e dna vincente, il Brasile di Dunga punta al sesto titolo

Quando si avvicina un mondiale, il Brasile non può non partire in pole. Rappresenta l’essenza del calcio, patria del più grande di sempre (insieme a Diego Armando Maradona), Pelè, portatore del calcio spettacolo, “bailado”, per dirla alla brasiliana. Eppure questa volta è un Brasile che va controcorrente. Per la prima volta nella storia forse, il reparto migliore dei “verdeoro” sarà la difesa. Basta dare un’occhiata ai nomi; quella titolare sarà composta per 3/5 dal muro interista, Julio Cesar, Maicon e Lucio, più l’ottimo Juan al centro e Bastos, rivelazione nel Lione, sulla corsia mancina. Senza dubbio la retroguardia più forte, sulla carta, del mondiale, considerando anche la straordinaria qualità delle alternative. Daniel Alves sarebbe titolare in qualsiasi altra nazionale e, probabilmente, lo sarebbero anche Thiago Silva, Luisao e Gilberto.
Dunque il Ct Dunga può contare su una base di partenza straordinariamente solida per il suo gioco, che al contrario della tradizione brasiliana, predilige la concretezza allo spettacolo. Una vera e propria rivoluzione costruita in questi quattro anni rielaborando in chiave moderna i concetti di concretezza già espressi da Scolari nel 2002 e dal maestro di Dunga, Parreira, campione nel 1994. Una rivoluzione però a malapena sopportata dalla esigente stampa brasiliana che ha duramente attaccato il CT per le sue scelte.
Dunga infatti ha lasciato a casa gente del calibro di Ronaldinho, Pato, Adriano, Ronaldo (scivolato ormai da tempo fuori della nazionale). Il neo giallorosso Adriano ha pagato il suo stile di vita sregolato, mentre per Pato gli infortuni al Milan sono stati decisivi anche se Dunga non lo aveva tra le priorità. Ma forse nelle scelte del tecnico ha pesato, come per Lippi, l’ottica gruppo. Nel 2007 alcuni scelsero di rimanere a casa e non partecipare alla Coppa America, tra questi lo stesso Ronaldinho. La coppa i brasiliani la vinsero, grazie anche ad un grande Doni (chiamato da Dunga nonostante le panchine nella Roma) e Julio Baptista che segnò il gol decisivo in finale con l’Argentina.
Debiti di riconoscenza dunque, sta di fatto che del quadrilatero offensivo che doveva fare sfracelli in Germania, in pratica è rimasto solamente Kakà a cui verranno affidate le chiavi del gioco carioca. Ai suoi lati agiranno l’estroso Elano e l’ex bimbo prodigio del Santos, tornato in prestito all’ovile dopo le incomprensioni al Manchester City, Robinho.
Lo stoccatore principe, sarà invece “o Fabuloso” Luis Fabiano, bomber di razza, ma anche estremamente tecnico, del Siviglia. Come si vede dunque, i talenti non mancano davanti, altrimenti non si chiamerebbe Brasile, ma l’impressione è che si tratti di un reparto avanzato piuttosto leggerino. Le alternative poi, pur validissime, non stuzzicano la fantasia della stampa brasiliana come i nomi di coloro esclusi dalla lista. Grafite, reduce da ottime stagione in Bundesliga con il Wolfsburg, rappresenta, pur possedendo piedi finissimi, l’alternativa di peso insieme con il romanista Julio Baptista, capace con la sua duttilità di ricoprire diversi ruoli, potendo sostituire anche lo stesso Kakà. C’è poi il talento del Villareal Nilmar che potrebbe rivelarsi gradita sorpresa.
A centrocampo invece Dunga ha rispolverato il vecchio Gilberto Silva (’76) che insieme a Felipe Melo, disastroso quest’anno nella Juventus, formerà la coppia di mediani davanti alla difesa. Anche queste scelte sono state criticate in patria, ma c’è da dire che nella “Selecao” Felipe Melo ha sempre offerto il meglio di se, non essendo chiamato a compiti di costruzione, ma semplicemente a fare da diga. Dunga ha poi rispolverato Kleberson campione del mondo nel 2002 con Scolari e inserito nella lista Josuè (Wolfsburg) altri due mediani, oltre alla giovane sorpresa Ramires (’87) campione del Portogallo con il Benfica.
Una squadra dunque plasmata dal CT a propria immagine e somiglianza, terribilmente concreta ma capace anche di offrire scampoli di bel gioco grazie alla classe dei suoi elementi migliori. Proprio questo fa più paura del Brasile, che in passato ha avuto i suoi limiti proprio nei problemi di concentrazione e nella poca tenuta difensiva. Difetti che sembrano esser spariti dalla Selecao grazie a Dunga che ha infuso in questa squadra forte mentalità e concretezza, e i risultati lo dimostrano ampiamente. Campioni del Sudamerica nel 2007, vittoria in Confederation Cup lo scorso anno e un girone di qualificazione condotto senza patemi e chiuso con la miglior difesa. Se tutto ciò verrà confermato anche in Sudafrica e Kakà, giocatore chiave per i verdeoro, dovesse riuscire a riscattare l’opaca stagione nel Real Madrid, allora sarebbero dolori per tutti e i “pentacampeao” potrebbero alzare al cielo di Johannesburg la sesta Coppa.

Probabile formazione (4-2-3-1)
Julio Cesar; Maicon (Daniel Alves), Lucio, Juan, Bastos; Gilberto Silva, Felipe Melo; Elano, Kakà, Robinho; Luis Fabiano

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