Mondiali 2010: La Storia dal 1930 al 2006. Dal gol fantasma di Hurst alla Spagna di Pablito (II Parte)

Riprendiamo la rassegna sulla Storia dei Mondiali (1930-2006) dall’edizione del 1966. Dopo aver assistito al dominio del Brasile nel periodo 1958-62, l’Inghilterra la fa da padrona – è proprio il caso di dirlo – nell’appuntamento successivo, e non solo per essere stata l’organizzatrice dell’evento.
Sono, infatti, i britannici a trionfare nella finale di Wembley del 30 luglio, contro la Germania. Una finale che passò alla storia per il famigerato e discusso “goal fantasma” di Hurst.
Ma andiamo con ordine. Da una parte c’era l’Inghilterra di coach Ramsey e dell’indiscussa stella, il centravanti Bobby Charlton (Pallone d’Oro e Mondiale in quell’anno), autore di 199 reti in 606 gare con i Red Devils, nei 19 anni passati a Manchester (1954-73), ma soprattutto decisivo con una doppietta nella semifinale disputata contro il Portogallo di Eusebio. Dall’altra la Germania di Helmut Schon e di Beckenbauer che, nel penultimo atto domò l’Unione Sovietica del grande portiere Lev Yashin (uno dei più grandi numeri uno della storia del calcio), costretta in nove per l’infortunio di Sabo e l’espulsione di Cislenko (all’epoca non si potevano effettuare cambi).
In finale successe di tutto, ma soprattutto il “fattaccio”. Dopo il botta e risposta tra Haller e Hurst, si arriva a 12 minuti dalla fine, quando Peters realizzò il gol del 2-1. gara finita? Neanche per sogno. Infatti Weber riuscì a segnare il 2-2 quando ormai mancava un minuto alla fine.
Nei supplementari, Al 101′, Hurst lcon un gran tito colpì la faccia bassa della traversa e la palla rimbalzò sulla linea prima di tornare in campo. Le riprese televisive dimostrarono poi che si trattava di un goal inesistente. L’arbitro della contesa, Dienst, chiese il parere dell’assistente Tofik Bakhramov, che disse di aver visto la palla dentro. 3 a 2, dunque, tra le grandi proteste tedesche e poi 4 a 2 grazie al terzo centro di Hurst (unico giocatore nella storia dei mondiali ad aver segnato una tripletta in finale). Inghilterra in trionfo, Germania al tappeto.
Messico 1970 la tappa successiva. E fu tris per il grandissimo Brasile di Pelè che, in finale, piegò per 4 a 1 l’Italia di Valcareggi (che ebbe non poche difficoltà a gestire il dualismo Mazzola-Rivera), stanchi ma comunque entusiasti del Mondiale disputato. Soprattutto la semifinale, contro la Germania Ovest, terminata 4 a 3 per gli azzurri e disputata nel mitico Azteca di Città del Messico, divenne leggendaria, la “partita del secolo“, straemozionante ma sicuramente non eccelsa dal punto di vista tattico.
La Germania, piegata in semifinale dall’Italia, si riscatta quattro anni dopo. Infatti, organizza e vince il Mondiale del 1974, decimo appuntamento calcistico per nazionali. La competizione perse la denominazione “Jules Rimet” e assunse quella di “Coppa del Mondo Fifa“.
Si trattò della grande rivincita dei “panzer” tedeschi, guidati dalla classe, equilibrio e visione di gioco del “KaiserFranz Beckenbauer, l’Imperatore di Monaco (60 reti in 427 gare disputate dal 1964 al 1977 con il Bayern), che vinse nel 1972 il Pallone d’Oro e, due anni dopo, appunto, il mondiale con la Germania Ovest. Ma furono decisivi anche e soprattutto i gol di Gerd Muller, uno dei migliori attaccanti della storia del calcio (398 reti in 453 gare il suo bottino con il Bayern Monaco dal 1964 al 1979) e Pallone d’Oro nel 1970.
Neanche l’Olanda del “calcio totale”, guidata dallo straordinario talento del regista e fantasista Cruijff, e del direttore d’orchestra Neeskens, riuscì a tenere testa ai germanici, brutti ma pratici e trionfatori per 2 a 1 in rimonta. Vinse la Germania (secondo alloro come l’Italia e l’Uruguay), ma gli olandesi erano di fatto nella storia per aver proposto un calcio innovativo, votato all’attacco ma che forniva coperture difensive eccellenti, il calcio totale appunto.
Altro giro, altra corsa, nel 1978, in Argentina è la nazionale di Ciro Menotti a fregiarsi del titolo di Campione del Mondo, in finale con l’Olanda (ancora sconfitta all’ultimo respiro e sempre contro l’organizzatrice). Il ct argentino si concesse di tenere a casa il ragazzino-prodigio che risponde al nome di Diego Armando Maradona, sbarbatello ancora troppo giovane ma che regalerà gemme indimenticabili a Messico 1986.
E gli azzurri? Enzo Bearzot e il blocco Juve (Zoff, Scirea, Gentile, Cabrini, Cuccureddu, Causio, Benetti, Tardelli e Bettega) si giocano la finale di consolazione contro il Brasile, perdendola per due a uno (Causio in rete per l’Italia). A casa con un quarto posto ma la soddisfazione di aver espresso il gioco più bello del torneo.
La soddisfazione più grande arriva, però, nel 1982, in Spagna. Che trionfo per l’Italia di Bearzot, del grande presidente Sandro Pertini e dell’assoluto protagonista di quell’edizione: Paolo Rossi. Il centravanti di Prato fu capocannoniere del torneo con sei reti (l’anno dopo vinse il Pallone d’Oro) ed è l’unico calciatore, insieme a Mario Kempes (vincitore del Pallone d’Oro sudamericano) e Ronaldo, ad aver raggiunto questi tre traguardi nello stesso anno.
La scelta, effettuata da Bearzot, di convocare lui, e non Pruzzo e Beccalossi, scatenò la reazione della stampa e, sul selezionatore azzurro, piovvero molte critiche. Il primo girone, disastroso, e nel quale Rossi mise in evidenza carenze atletiche e di condizione, sembrò dare manforte ai detrattori. Ma poi l’Italia si ritrova, per non fermarsi più.
2 a 1 all’Argentina campione in carica (gol di Tardelli e Cabrini), quindi 3 a 2 al Brasile. In quella gara Rossi rispose sul campo a tutti coloro che non credevano in lui e, con una fantastica tripletta, piegò la Selecao e ripagò la fiducia del tecnico. Ma Pablito non si fermò lì. In semifinale, doppietta e Polonia al tappeto, poi all’ultimo atto, aprì le danze nel 3 a 1 inflitto alla Germania Ovest. Grandissimo Pablito, e grandissima Italia che, con Dino Zoff, alzò al cielo la Coppa del Mondo… (to be continued)

Speak Your Mind

*