Mondiali 2010: La storia dal 1930 al 2006. Da Maradona al trionfo di Berlino (III Parte)

La terza e ultima parte sulla Storia dei Mondiali, che ieri si era chiusa con le imprese di Pablito in Spagna 1982, riprende oggi da uno dei più grandi giocatori della storia del calcio: Diego Armando Maradona.
Siamo a Messico 1986, e il piccolo genio di Lanus porta al secondo trionfo l’Argentina, dopo l’alloro conquistato in patria nel 1978.
La partita più significativa è il quarto di finale con l’Inghilterra. Clima freddo tra le due nazioni per la controversa questione delle Isole Falkland (o Malvinas secondo la versione sudamericana), territorialmente vicine all’Argentina ma politicamente sotto la Britannia.
La gara, passando al campo, si chiuderà 2 a 1 per la nazionale di Carlos Bilardo. Un risultato che vedrà assoluto protagonista, nel bene e nel male, Dieguito. Maradona, infatti, realizzò il primo goal di mano (da lui stesso chiamata “la mano de dios“), poi sigla il raddoppio e, in questo caso, è standing ovation per quella che può essere definita, senza dubbio, la “rete del secolo”.
Diego prende palla sulla trequarti difensiva, parte sparato verso l’area avversaria, effettuando una corsa di 60 metri e seminando avversari come birilli, grazie a drbbling e accelerazioni mortali, supera anche il portiere e, di punta, infila la sfera in rete. Un goal incredibile, e l’Azteca in piedi ad applaudire.
Ma oltre alla stella luminosa di questo campione, tutto genio e sregolatezza, è stato il mondiale della “delusione” azzurra. L’Italia, campione del mondo in carica, non riesce a ripetersi e il mondiale si trasforma in un “viaggio premio” per molti dei giocatori che avevano contribuito al trionfo del 1982 (Tardelli, Cabrini, Rossi etc…).
1990, le “notti magiche“. Gli azzurri, organizzatori dell’edizione dei Mondiali dopo 56 anni dall’ultima volta, hanno giocatori di grandissimo spessore, con Azeglio Vicini in panchina. Sono i vari Vialli, Mancini, Giannini, Zenga, Maldini, un giovane Roberto Baggio e uno sconosciuto “Totò” Schillaci.
Proprio questo ragazzo palermitano, dallo sguardo spiritato, divenne uno dei grandi protagonisti del Mondiale. Inizialmente panchinaro di Carnevale, al 75′ Vicini lo manda in campo contro l’Austria e il piccolo attaccante, dopo aver sovrastato i giganti difensori austriaci sigla il goal vittoria, su assist di Gianluca Vialli.
Da quel momento inizia lo show del siciliano che non segna ma incanta contro gli Usa, poi va in rete nel match con la Cecoslovacchia, formando una coppia perfetta con Baggio e costringendo Vialli e Carnevale alla panca.
Altra vittima l’Uruguay, matata da un suo goal, poi è l’Irlanda ad inchinarsi al palermitano.
La delusione di quelle magiche notti arriva nella semifinale. Contro l’Argentina (che sarà sconfitta in finale dalla Germania) ancora Schillaci porta in vantaggio l’Italia, ma è solo illusione. Infatti i sudamericani pareggiano con Caniggia (rotta l’imbattibilità di Zenga dopo 518 minuti) e si andò ai supplementari, contro un’Italia che sembra aver smarrito la propria brillantezza. Neanche gli 8 insoliti minuti di recupero nell’overtime («Mi ero dimenticato del cronometro» ammise l’arbitro del match Vautrot) cambiarono le sorti dell’incontro che andò ai rigori. E lì i “maledetti” (che ritorneranno) penalty furono favorevoli all’Argentina, implacabile dal dischetto e con un Goycochea decisivo con respinte eccezionali su Donadoni e Serena.
Italia costretta alla finalina, di Bari, contro l’Inghilterra, sconfitta grazie al rigore di Schillaci (goal del 2 a 1, dopo le reti di Baggio e Platt), il quale si laureò capocannoniere del torneo con sei reti e fu premiato come miglior giocatore d’Italia ’90.
L’atroce delusione di perdere ai calci di rigore torna nel 1994 negli Stati Uniti. In America l’Italia di Arrigo Sacchi e del calcio a zona mostrò un Roberto Baggio “divino”. Risolutivo, fantasista, fuoriclasse.
Il ragazzo di Caldogno, unico ad aver segnato in tre diverse edizioni dei mondiali (1990, 1994 e 1998), diventa il valore aggiunto della squadra, pareggiando il sorpasso africano di Amunike e siglando dal dischetto il 2 a 1 che regala agli azzurri il successo nel match disputato contro i campioni d’Africa della Nigeria.
In semifinale ci tocca la Bulgaria. Roby Baggio salta Jankov e Hubcev e realizza un gran goal, poi sembra chiudere i giochi con un rasoterra nell’angolino, su assist di Albertini. Ma Stoičkov riapre i giochi dal dischetto e ci costringe alla sofferenza finale (fallo di mano volontario di Costacurta non rilevato dall’arbitro).
L’Italia ce la fa, vola in finale contro il Brasile di Romario (decisivo contro la Svezia in semifinale), ma perde Roberto Baggio, costretto ad uscire dal campo per una contrattura. Le due avversarie si ritrovano in finale 24 anni dopo la gara di Città del Messico vinta dai verdeoro per 4-1.
Con Baggio a mezzo servizio, Baresi recuperato dopo solamente 25 giorni dall’infortunio al menisco, l’Italia lotta con ardore contro il Brasile nel caldo asfissiante del Rose Bowl di Pasadena. Partita equilibrata che arriva, passo passo, ai calci di rigori. E la lotteria ci è ancora una volta fatale, con gli errori di Baresi (lacrime rimaste nella storia) e, soprattutto, di un Baggio stoico ma a pezzi.
Trionfa il Brasile, per la quarta volta. Una gioia immensa, dedicata con grande commozione al fantastico pilota verdeoro Senna, morto a Imola il 1° maggio.
I rigori, a noi fatali nel 1990 e nel 1994, ci condannano nuovamente nel 1998, questa volta contro i “Bleus” della Francia del sontuoso Zidane, nei quarti di finale. E’ il Mondiale che segna il successo dei galletti, il primo (e per ora unico) della loro storia, contro il Brasile nella finale del Saint-Denis.
Poche ore prima della finale, Il 12 luglio, Ronaldo accusò un malore negli spogliatoi. Insieme a lui Roberto Carlos e Giovanni. Sembra una crisi epilettica, diventa cianotico, emette bava dalla bocca, e la paura pervade l’ambiente brasiliano. Poi il campione si riprende e scende in campo lo stesso nell’ultimo atto della competizione ma non sarà lo stesso.
Decisivo ancora un magico Zinedine Zidane, autore di una strepitosa doppietta, poi Petit, a pochi minuti dalla fine, con i transalpini in dieci per l’espulsione di Desailly, suggella il tris che tramortisce il Brasile. E’ festa grande per la Francia e, due giorni dopo, un milione di francesi invase gli Champs-Elysées osannando i propri eroi.
Ci avviciniamo alla fine di questa rassegna. Il 2002 segna la prima volta dei Mondiali in Asia. per la prima volta due paesi organizzatori, Corea e Giappone. A trionfare è però ancora una volta il Brasile che conquista lo storico quinto sigillo (unica nazionale per ora a detenere questo record).
E’ il “fenomeno”, Ronaldo, dopo la paura di Francia ’98, a trascinare il Brasile all’ennesimo trionfo. 8 reti e titolo di capocannoniere del torneo, ma soprattutto di miglior marcatore nelle fasi finali di un Mondiale, chiuso con la doppietta in finale contro la Germania e dal Pallone d’Oro. Un vero e proprio Fenomeno.
2006. Il cielo di Berlino si tinge d’azzurro, il colore dell’Italia che si riscatta dopo 16 anni e quattro mondiali gettati alle ortiche. L’Italia del viareggino Marcello Lippi esce alla distanza, vince e convince e questa volta, in finale con la Francia, dopo l’uno a uno dei tempi regolamentari (deciso dalle reti di Zidane e Materazzi), questa volta i rigori ci premiano e ci consentono di festeggiare la quarta medaglia d’oro.
E’ Grosso a segnare il rigore decisivo e la festa esplode, dilagando in tutto il mondo. Una festa che l’Italia e Lippi sperano di ripetere, perchè l’11 giugno prossimo in Sudafrica si riparte….con la valigia piena di sogni e con il titolo sul petto. In bocca al lupo e speriamo che sia un grandissimo Mondiale…

Comments

  1. La storia ritornerà, e Maradona vincerà, come profetizzato qui 🙂
    http://ilrinascimento.it/profezia-2-argentina-cam

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