Mondiali 2010: Italia-Slovacchia, le pagelle degli azzurri. Fallimento Lippi, male capitan Cannavaro, si salvano Pirlo e Quagliarella

Ecco le ultime pagelle, quelle preparate dal nostro esperto, Marco, sulla gara che ha coinciso con la deludente e amarissima eliminazione dell’Italia dal Mondiale Sudafricano. Spazio dunque a Marco e ai suoi voti.

MARCHETTI 5: non ne prende una. Regala insicurezza a tutto il reparto, dopo il gol di Smeltz su cui aveva avuto anche lui una buona fetta di colpe, prende altre tre reti, senza errori clamorosi è vero, ma dimostrando zero reattività.
ZAMBROTTA 4.5: dopo due discrete prove, questa volta non ne azzecca una. Sempre in ritardo, sembra quasi arrancare per il campo sbagliando anche appoggi e controlli elementari. Chiude con una pessima figura una carriera azzurra comunque da incorniciare.
CANNAVARO 4: Si ferma a 136 presenze la sua lunghissima e straordinaria carriera in Nazionale, ricca di successi di squadra e personali. Brutto però chiudere così, la difesa guidata dal capitano fa acqua da tutte le parti, beccando tre reti dalla Slovacchia, manco fosse il Brasile. Ridicolo il terzo di Kopunek, un gol dalla rimessa laterale che non si incasserebbe neanche nei dilettanti. Ci mette il cuore ma non basta. Un mestissimo addio.
CHIELLINI 4.5: prova a chiudere le falle, tappando di qua e di là, ma spesso e volentieri arriva in ritardo su molti palloni. Lontano parente dell’ottimo difensore ammirato agli europei due anni fa. Vittek lo lascia sul posto in occasione del 2-0.
CRISCITO 4: Una volta avevamo Maldini. Poi fu lo straordinario Grosso pescato dal cilindro di Lippi. Ora il massimo che possiamo permetterci è questo ragazzino spaurito, in balia degli slovacchi. La sua partita finisce nell’intervallo, probabilmente avrà ringraziato anche lui.
DE ROSSI 4: irriconoscibile. Nelle precedenti uscite azzurre era stato il migliore, decisivo per riprendere gare nate storte. Stavolta decisivo lo è in negativo quando sbaglia un appoggio semplicissimo regalando il pallone agli avversari per il gol del primo vantaggio slovacco di Vittek. Non si riprende più dallo shock, sparendo completamente dal campo, perdendosi insieme a Cannavaro anche Kopunek sul terzo gol.
MONTOLIVO 4: come De Rossi, non c’è in campo. Nullo, irritante, gioca in punta di piedi quando in una partita così servirebbe ben altro. Delusione assoluta.
GATTUSO 4.5: ripescato quasi come salvatore della patria, ci mette l’anima ma è in una condizione atletica pessima. Impresentabile, il pallone non lo vede mai. Anche lui dice addio alla nazionale, ma sognava un commiato di tutt’altro tipo.
PEPE 5: Ha sul piede destro al 96’ il pallone del pareggio e della qualificazione. Lo cicca clamorosamente. Non è colpa sua se siamo usciti, ma lui rappresenta lo specchio fedele di questa squadra; volenterosa ma confusionaria, poco lucida e con poca qualità.
IAQUINTA 4.5: Lippi si fida ciecamente di lui, lo schiererebbe ovunque. Gli ridà fiducia nonostante prove non brillanti e l’attaccante bianconero non lo ripaga neanche questa volta. Troppi errori, anche banali e una sola cosa fatta bene, il colpo di tacco che innesca Quagliarella in occasione del primo gol azzurro.
DI NATALE 5.5: Prova la conclusione da lontanissimo dopo pochi secondi. Sembra un buon segnale, invece gioca un primo tempo disastroso come tutti i suoi compagni, timido, anzi quasi terrorizzato. Si riscatta parzialmente nella ripresa dopo il tap-in vincente che regala barlumi di speranza. La rete infatti sembra togliergli un peso e poco dopo regala un assist d’oro a Quagliarella che va in gol, ma il guardalinee rende tutto vano.
Dal 1’ st MAGGIO 6.5: Si vede chiaramente che ha più birra in corpo di molti suoi compagni. Inizia molto bene, innescando l’azione che manda al cross Pepe con Iaquinta che di testa spreca e soprattutto con un recupero prodigioso in area azzurra. Serve poi un pallone d’oro a Di Natale che spreca solo in area.
Dal 1’st QUAGLIARELLA 7.5: a vederlo giocare così nasce spontanea una domanda: Ma possibile che in allenamento non si notava che era il più in forma e l’unico a vedere la porta? Entra in campo e scuote la partita. Punta sempre l’uomo, l’unico a farlo, saltandolo spesso e in 45’ minuti fa più lui che l’intero reparto azzurro in due partite e mezzo, più di Iaquinta in tutta la sua stagione. Propizia con una splendida serpentina il gol che ridà speranza all’Italia, segna una rete fantastica e altri due gol glieli negano Skrtel praticamente sulla linea (quando si era sullo 0-1) e il guardalinee segnalando un fuorigioco millimetrico. Sarebbe stato il gol del 2-2 e della qualificazione. Finisce in lacrime la sua avventura durata troppo poco.
Dal 11’st PIRLO 7: è bastato un Pirlo a mezzo servizio per aumentare la qualità complessiva di questa squadra, a conferma dell’importanza fondamentale di questo giocatore. Il suo ingresso cambia l’Italia, che ritrova finalmente un minimo di gioco e di geometrie. Pur non avendo gambe, lavora ogni pallone con maestria, lucidità, personalità, tutte qualità mancate al resto della truppa per l’intero mondiale. Peccato fosse troppo tardi.

LIPPI 4: dalle stelle alle stalle. Quattro anni fa fu probabilmente l’artefice principale di quello straordinario trionfo. Giustissimo riconoscerne i meriti. Altrettanto giusto però criticarlo per i tanti errori commessi in questa avventura, errori che ci sono costati una figura pessima. Mai l’Italia aveva chiuso un mondiale senza vincere una partita, un’eliminazione al primo turno che non capitava, per fortuna, dal 1974. Il tutto peggiorato da un girone di burro, probabilmente il più abbordabile del mondiale, che gli azzurri sono riusciti nell’impresa di chiudere all’ultimo posto, dietro anche alla Nuova Zelanda. In tutto ciò Lippi ci ha messo del suo, del resto lo ha riconosciuto lui stesso. Non tanto per le convocazioni discutibili, ma in qualche maniera comprensibili, ma soprattutto per la gestione del gruppo in questi giorni sudafricani. Il CT non è riuscito a trovare la chiave, arrivando (lo avevamo detto) in Sudafrica senza una formazione base, senza idee chiare. Lippi non è riuscito a dare un gioco e un’identità a questa squadra, cosa che gli era riuscita alla grande in Germania. Ma è anche vero che quella era un’altra squadra, con tanti campioni all’apice della loro carriera. Questa nazionale era sicuramente inferiore e nessuno si aspettava un altro trionfo, ma almeno passare il girone era ampiamente alla portata. Le colpe però non sono e non possono essere tutte del CT. In Italia, purtroppo, un vero ricambio generazionale latita. Ora il testimone passerà a Prandelli, sperando che sappia come ricostruire l’Italia, uscita con le ossa rotte da questo mondiale. Ma dovrà essere tutto il movimento calcistico italiano e specialmente i club a dover aiutare il nuovo CT, magari dando più spazio ai giovani italiani. Altrimenti sarà molto dura anche per lui.

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Comments

  1. Tutti abbiamo contestato le scelte di Lippi, perchè non ha convocato molti dei nostri campioni e ha tenuto in panchina giocatori che invece meritavano di giocare sin dall’inizio. Questo mondiale sta dimostrando che ad andare avanti sono le squadre con giovani talenti.

    Molti sono i talenti sparsi nel mondo e KICKO, lo youtube del calcio sta cercando di scoprirli! Spazio ai giovani talenti!

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