Mondiali 2010: Il bilancio di Stadio Goal. Le Europee e un super Uruguay (I Parte)

A tre giorni dal triplice fischio di Howard Webb a Johannesburg, è tempo di tirare le somme di quanto visto in Sudafrica per un mese. La finalissima del Soccer City ha sancito l’ingresso nella storia della Spagna, andata ad aggiungersi alle magnifiche sette sorelle che fino ad oggi si erano spartite il titolo mondiale. Un successo atteso ottant’anni da una nazione da sempre innamorata del calcio ma che, per tanti motivi, mai era riuscita ad arrivare così in alto. La generazione d’oro dei vari Iniesta, Xavi, Villa guidati dal buon Del Bosque è riuscita dunque nell’impresa, cancellando anni di cocenti delusioni.
Tra le motivazioni che spesso avevano impedito agli spagnoli di vincere, non va dimenticato certamente la particolare composizione della nazione iberica, spesso caratterizzata da contrasti forti tra le varie autonomie regionali. Il fatto di dover fondere insieme castigliani, baschi, catalani non è sempre stato facile in passato, ma la qualità e la personalità di questo gruppo è riuscita a superare i contrasti facendo fronte comune per raggiungere l’obiettivo, pur non rinnegando mai le proprie origini (durante i festeggiamenti in campo Puyol e Xavi hanno esposto orgogliosamente lo stemma catalano). E il miracolo più grande è stato poi vedere un intero paese stringersi insieme per sostenere un’unica bandiera. Addirittura, per la prima volta nella storia, un maxischermo è stato posizionato nella piazza centrale di Barcellona per seguire la finale. Potenza universale del calcio.
La vittoria della Spagna è stata dunque importante anche dal punto di vista sociale. Dal punto di vista sportivo invece, non fa che confermare quanto già si poteva intuire. Il calcio iberico infatti, può a ragione definirsi movimento guida a livello planetario. I successi della nazionale ad europeo e mondiale, oltre a quelli di una squadra straordinaria come il Barcellona, stanno lì a fornire prove inconfutabili. Del resto dire Spagna equivale a dire Barcellona. Nell’undici titolare domenica sera c’erano ben sei giocatori blaugrana (cresciuti nel vivaio) più Villa che la “Camiseta barceloneta” la vestirà dalla prossima stagione.
Una squadra dunque abituata a vincere e, soprattutto, abituata a giocare bene. Si perché questo mondiale la Spagna lo ha vinto attraverso il gioco, attraverso una mentalità rivolta sempre a costruire e mai a distruggere come dimostra anche il premio Fair-Play ottenuto dalle Furie Rosse. Il resto lo hanno fatto le straordinarie qualità dei singoli e quel pizzico di fortuna che mai deve mancare per raggiungere grandi risultati. Come avevamo detto prima del mondiale, tornare senza la Coppa sarebbe stato un delitto per la migliore generazione di sempre; Casillas e compagni non hanno voluto lasciare rimpianti in nessuno.
Dati i giusti meriti alla Spagna, passiamo alle altre note positive di questo mondiale sudafricano. L’Olanda merita applausi, pur se nella finale il gioco non è stato certo da rimarcare. Anche un monumento come Cruijff ha pesantemente accusato i propri connazionali, attaccandoli per il gioco duro visto in finale, definito “anticalcio”. Accuse pesanti che hanno certamente un fondo di verità visti i calcioni rifilati da Van Bommel e compagni agli spagnoli, ma che sono ingenerose verso una squadra che ha comunque disputato un mondiale fantastico, arrivando a soli quattro minuti dai rigori nella finalissima, dopo aver vinto tutte le altre partite disputate, comprese quelle di qualificazione.
Eterna seconda dunque l’Olanda, ed eterno secondo Robben (altra finale persa nello spazio di pochi giorni dopo quella di Champions), straordinario giocatore, insieme al compagno Sneijder veri trascinatori di questa squadra, giustamente accolta calorosamente in patria dal proprio splendido e colorato pubblico.
Un grande mondiale hanno disputato anche le due deluse delle semifinali. Partiamo dalla Germania che meriterebbe un bell’otto per come ha affrontato questo torneo; i tedeschi avevano la faccia sfrontata dei vari Mueller e Ozil e di un gruppo di giovanissimi rampolli che per un mese hanno giocato un calcio semplice ma allo stesso tempo fantastico, umiliando avversari blasonati come Inghilterra e Argentina. E otto pieno meriterebbe anche Low, artefice di questo progetto che ha posto le basi per un futuro che si preannuncia ancor più ricco di soddisfazioni e, probabilmente, di successi.
Non meno bene è andata all’Uruguay, tornato a far sognare ai propri tifosi i fasti dei tempi d’oro di Ghiggia e Schiaffino. Una nazionale solida ed orgogliosa la Celeste, composta da elementi di grande qualità come Suarez ma, soprattutto, trascinata da un giocatore fantastico, giustamente premiato come miglior giocatore del mondiale. Stiamo naturalmente parlando di Forlan, attaccante straordinario, per troppo tempo sottovalutato, dotato di grande tecnica ed intelligenza, sempre decisivo come dimostra anche la doppietta che ha regalato l’Europa League all’Atletico Madrid. Una consacrazione definitiva a livello mondiale, arrivata a 32 anni. Non è mai troppo tardi per stupire il mondo.
È stato il mondiale delle europee, capaci di sovvertire il pronostico vincendo per la prima volta fuori dai propri confini superando così il Sudamerica come numero di successi, tornando a vincere due mondiali consecutivi dopo tantissimo tempo (l’ultima volta era stato grazie all’Italia di Pozzo, bicampione del Mondo). Un‘Europa inedita, vincente a nuove latitudini mentre le grandi storiche si sono dimostrate incapaci di leggere il vento di rinnovamento che spira nel mondo del calcio. Il vento del talento e della gioventù quello che ha saputo cogliere la Germania, non l’Italia e la Francia, alle prese ora con la ricostruzione dopo la figuraccia rimediata.
Ricostruzione a cui in parte sarà chiamata anche l’Inghilterra, probabilmente il fallimento più grande di questo mondiale. Partita con i favori del pronostico tra squilli di tromba, tornata a casa con la coda tra le gambe e sbeffeggiata dalle vuvuzuelas tedesche che hanno presto spento le illusioni di Capello. Un brusco risveglio per il tecnico di Pieris che sembra però orientato a riprovarci.

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