Mondiali 2010: Germania-Argentina 4-0. Panzer inarrestabili, umiliato Maradona

Beata gioventù. La Germania più fresca e brillante di sempre umilia Maradona, costringendo l’Argentina a fare tristemente compagnia al Brasile al chek-in dell’aeroporto di Johannesburg.
Si torna mestamente a casa, il sogno di conquistare la terza coppa per gli argentini svanisce miseramente anche questa volta, sul terreno dello stadio di Città del Capo dove i tedeschi hanno impartito una lezione di gioco ai sudamericani. Più squadra la Germania, un gruppo vero, compatto, che viaggia ormai sulle ali di un entusiasmo irrefrenabile. Gioca a velocità supersonica questa squadra, sorretta da un Muller sensazionale e uno Schweinsteger monumentale. E fa nulla se si gioca alla vecchia maniera, difesa e contropiede, quando poi il risultato è così magnificamente perfetto. Fatto dall’Italia sarebbe catenaccio, fatto dagli altri è un gioco brillante. Dettagli, retaggi di luoghi comuni duri a morire. Fatto sta che questa Germania è veramente forte, dotata di talento e fisicità, una squadra spettacolare nella sua linearità e concretezza.
Ora probabilmente la favorita numero uno al titolo, dopo aver asfaltato due superfavorite come Inghilterra e Argentina. Ma se anche non trionferà l’11 Luglio a Johannesburg, questa squadra ha senza dubbio un futuro luminosissimo.
Si parte e subito due interventi duri dopo le polemiche dei giorni scorsi. Schweinsteiger entra su Mascherano, risponde per le rime Otamendi (a guardarlo giocare forse a Maradona sarà venuto un piccolo rimorso per aver lasciato a casa Zanetti) su Podolski. Da questa punizione, nasce il vantaggio immediato dei tedeschi. Cross tagliato di Schweinsteiger e spizzata di Mueller che inganna un goffo Romero, siglando il quarto gol del suo strepitoso mondiale, il 200° della Germania ai mondiali.
Si mette male per l’Argentina, benissimo per la scatenata banda di Loew, capace di giocare alla grande di rimessa. Il pressing alto dei tedeschi mette in grave difficoltà i sudamericani nel primo quarto d’ora. Argentina ferma, sotto choc, nessun movimento senza palla, Messi costretto a giocare quasi in cabina di regia arretrata (si sente la mancanza di Veron).
La Germania prova allora a sfruttare il momento e al 23’ costruisce una clamorosa occasione; è sempre lo scatenato Muller ad andare via sulla destra, pallone d’oro servito a Klose tutto solo in area, errore incredibile del bomber tedesco che calcia alto sopra la traversa. L’Argentina si salva ma non riesce a cambiare marcia contro una Germania molto chiusa e compatta, letale nelle velocissime ripartenze. Gli unici lampi arrivano da Messi. Maradona prova ad invertire le fasce a Di Maria e Rodriguez e dopo la mezz’ora l’Albiceleste riesce finalmente a pungere un po’ di più; ci provano proprio Di Maria e Messi, ma Neuer fa buona guardia. La Pulce prova la conclusione su punizione ma la mira non è delle migliori. L’occasione più ghiotta però è ancora per i teutonici che, dopo una staffilata di Podolski dalla distanza (pallone a lato non di molto), sfiorano ancora il bis con Muller, il cui tiro in piena area viene provvidenzialmente deviato in angolo da un difensore. Il primo tempo si chiude ancora con Messi alla battuta a rete, sinistraccio alto.
Ci si aspetterebbe i cambi da Maradona nella ripresa, ma Diego preferisce lasciare tutto inalterato e, per una ventina di minuti, sembra anche andare bene. La Germania infatti, perde un po’ le distanze tra i reparti, venendo meno in solidità, non riuscendo nemmeno a ripartire con velocità. L’Argentina, più dinamica e determinata, prova ad approfittarne, cominciando a farsi vedere con maggiore incisività in area tedesca. Ci prova soprattutto Di Maria che al 8’ fa venire i brividi a Neuer, potente il suo sinistro a lato di centimetri. L’Albiceleste insiste ma il portiere tedesco fa buona guardia sui tentativi di un impreciso Higuain (perché lasciare Milito in panchina tutta la partita?) mentre nullo è l’apporto di un Tevez confusionario. Messi prova ad inventare ma finisce spesso e volentieri stritolato nella morsa dei tedeschi. Del resto a giocare uno contro undici poteva riuscire al suo allenatore, per lui e per il resto degli “umani” rimane ancora molto complicato.
La Germania soffre un pochino ma regge l’urto e quando ricomincia a ripartire in maniera efficace trafigge l’Argentina. Romero è costretto alla grande uscita su Klose, ma nulla può al 24’ quando i compagni di reparto si addormentano su Muller che, addirittura da terra, riesce a servire Podolki il quale, con freddezza teutonica, aspetta il momento giusto per servire Klose tutto solo in area per il comodissimo 2-0.
La partita in pratica si chiude qui, l’Argentina colpita duramente sparisce dal campo e la Germania gioca sul velluto dilagando. Sei minuti più tardi spettacolare progressione di Schweinsteiger sulla sinistra e assist comodo addirittura per Fredrich che sigla così il suo primo gol in nazionale.
La festa tedesca si completa al novantesimo quando Klose di testa sigla la sua doppietta raggiungendo a quota 14 nei mondiali addirittura il monumento Gerd Muller. Ora il bomber tedesco-polacco, è ad una sola lunghezza da Ronaldo, con due match ancora da giocare. Sembra tutto perfetto (a parte il cartellino giallo di Muller che lo costringerà a saltare la semifinale) per questa spettacolare Germania, ormai proiettata verso la gloria. Olanda e Spagna sono avvisate.

GERMANIA – ARGENTINA 4-0
GERMANIA (4-2-3-1):
Neuer 6.5; Lahm 7.5, Mertesacker 6.5, Friedrich 7, J. Boateng 7 (27’st Jansen sv); Khedira 6.5 (33’st Kroos sv), Schweinsteiger 8; Müller 8 (39’st Trochowski sv), Özil 7, Podolski 7; Klose 7.5. A disp.: Wiese, Butt, Aogo, Tasci, Badstuber, Marin, Kiessling, Cacau, Gomez. All.: Löew 8.
ARGENTINA (4-3-1-2): Romero 5.5; Otamendi 4 (25’st Pastore 5), De Michelis 5.5, Burdisso 5, Heinze 4.5; Maxi Rodriguez 5, Mascherano 6, Di Maria 6 (30’st Aguero sv); Messi 6; Higuain 4.5, Tevez 5. A disp.: Andujar, Pozo, C. Rodriguez, Garce, Samuel, Bolatti, Veron, Jonas Gutierrez, Palermo, Milito. All.: Maradona 5.
ARBITRO: Irmatov (Uzb) 6.
MARCATORI: 3’pt Muller, 24’st, 45’st Klose, 30’st Friedrich (G).

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