Mondiali 2010: Capello, Domenech e Lippi. Quando la panchina fa flop

Dopo aver elaborato la parziale “Top 11“, riguardante i migliori calciatori per ruolo, fino a questa fase, analizzamo invece ora, in quest’articolo, tre grandi mister che, in questo Mondiale sudafricano, si sono resi protagonisti di clamorosi “flop“, incredibili e anche inaspettati tonfi con le proprie nazionali, eliminate mestamente dal torneo.
Si tratta degli italiani Capello e Lippi, protagonisti in negativo con l’Inghilterra e l’Italia campione del Mondo, e del francese Domenech, comandante dell’ammutinata barca transalpina.

FABIO CAPELLO: Per il 64enne tecnico friulano, chiamato alla corte dell’Inghilterra per regalarle l’alloro dopo quello (l’unico nella storia britannica) vinto tra le polemiche nel 1966, il Mondiale sudafricano si è rivelato invece un completo disastro.
Partita con i favori della vigilia, ma anche con in seno tante serpi extracalcistiche” (scandali e gossip vari), la nazionale dei tre Leoni non ha mai convinto (pareggio in rimonta all’esordio con gli Usa di Bradley, altro pari deludente con la modesta Algeria di Saadane e vittoria sofferta ma decisiva nel match disputato contro la Slovenia) e ha fallito, chiudendo la propria avventura già agli ottavi di finale come in Francia nel 1998 (Sven Goran Eriksson, nelle sue due avventure mondiali, era arrivato ai quarti, è bene ricordarlo), con il ko pesante (mai era capitato prima di oggi), per 4 a 1, contro la Germania, capace anche di vendicarsi, dopo 44 anni, dello storico goal fantasma di Hurst.
Il tempo per Fabio è scaduto, vattene e porta via con te questi giocatori perdenti“: questo il coro unanime della stampa inglese e il titolone del Sun. Al tecnico di Pieris vengono imputate diverse colpe: scelte sbagliate (come quella di lasciare a casa il talentuoso Walcott), un rigido 4-4-2 e anche lo scarso utilizzo di un talentuoso fantasista come Joe Cole.
Sicuramente Capello ci ha messo del suo, deludendo fortemente (considerata la sua carriera) nella sua avventura sulla panchina inglese, ma anche la Golden Generation (quella dei vari Beckham, assente per infortunio, Terry, Gerrard, Lampard, Rooney) ha fallito. E lo dimostrano i dati del Financial Times che ha analizzato la sconfitta rimediata contro la Germania.
Partendo dal presupposto che se l’arbitro Larrionda e, soprattutto, i collaboratori, si fossero accorti del goal di Lampard (sarebbe stato 2 a 2 prima dell’intervallo ) forse la ripresa averebbe regalato un’altra storia, il quotidiano della City ha prodotto un’interessante statistica: Lukas Podolski, attaccante tedesco, ha corso nel primo tempo ad una velocità di 31,5 km orari. Ozil, Muller e altri giocatori della Germania hanno raggiunto i 25 km orari. John Terry e gli altri difensori inglesi non hanno mai superato i 21 km.
Questa è la conclusione: “Il calcio è cambiato e l’Inghilterra no“…. lanciando un Goodbye a Capello, possiamo essere d’accordo, e voi?…

RAYMOND DOMENECH: Ammutinamenti, lacrime in diretta televisiva, figuracce, dissapori e ora processi di stato. La triste e deludente spedizione sudafricana della Francia di Domenech è stato un mix di tutto questo e si ripercuote ora anche a livello istituzionale. “Leso l’onore della Francia“, questa la voce del Parlamento transalpino.
E, in queste ore, sia il presidente dimissionario della Federcalcio francese, Jean-Pierre Escalettes (il nostro invece è rimasto saldamente al comando), e l’ex ct della Nazionale, Raymond Domenech, hanno cominciato la loro audizione davanti alla commissione Affari culturali dell’Assemblea nazionale, che domanderà loro i motivi del fallimento francese ai Mondiali e le clamorose polemiche culminate nello “sciopero dell’allenamento” da parte dei giocatori transalpini.
Ma torniamo un passo indietro. I galletti, giunti alla fase finale con il furto colossale all’Eire del Trap (mano di Henry), sono usciti praticamente senza mai entrare in campo. Due sconfitte, un pari a reti bianche, un solo goal fatto (Malouda) in una gara che ormai non aveva più senso. Una débacle vergognosa per i vicecampioni del 2006.
Una figuraccia, quella rimediata in terra africana, che iniziata sul campo si è poi propagata anche in privato. Fratture insanabili, spogliatoio diviso, e una guida non riconosciuta dai senatori che, di fatto, comandavano in campo e fuori, ha determinato la disfatta e le polemiche, con il famoso “Va te faire inculer…” di Anelka a Domenech e la cacciata del centravanti dal ritiro. Ma non dimentichiamo le lacrime amare di Ribery che, a Telefoot, chiede scusa alla nazione per la vergognosa prova della Francia. Insomma, un disastro per una Francia vecchia, incapace di attuare un ricambio generazionale (perchè lasciare a casa Benzema, Menez e tanti altri giovani e freschi talenti?) e crollata sotto i colpi di Messico e Sudafrica in un girone comunque impegnativo. Adieu Domenech…

MARCELLO LIPPI: Dulcis in fundo, o per meglio dire velenum in cauda…arriviamo alla nota più dolente, per noi italiani. Che delusione l’Italia di Marcello Lippi, eliminata nel girone che comprendeva Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda!. Giunti in Sudafrica per difendere lo “scudo sul petto”, ce ne siamo tornati a casa con le pive nel sacco, in maniera imbarazzante (ultimi a quota 2, dietro anche i Kiwi) e ignorati (giustamente) dai tifosi, delusi dallo spettacolo offerto dai propri beniamini.
C’era tanta fiducia, ma poca qualità. Un gruppo sbagliato,o alcune scelte sbagliate hanno fatto da cornice a idee confuse, quelle del Ct viareggino per il quale confermarsi (come fece Pozzo tra il 1934 e il 1938), non era assolutamente cosa facile, ma, certamente, non ci si aspettava questo “game over” anticipato, in un girone francamente tra i più semplici.
Quali le cause del fallimento sudafricano? Molteplici sicuramente. L’aver insistito troppo, in campo, sui propri “pupilli” (Iaquinta, Gilardino etc…) e magari non aver dato spazio a calciatori scalpitanti e che potevano regalare quel brivido, quella scossa (Quagliarella docet) necessaria per superare l’empasse. L’aver cambiato troppe volte il modulo (4-2-3-1, poi 4-3-3, poi 4-4-2), a dimostrazione di mancanza di lucidità nel manico. Ma anche un discorso di “anagrafe: troppi giocatori vecchi, cotti, bolliti, che ci hanno entusiasmato ma che erano a corto di fiato. Infine, come ultima ma solo in questo elenco di possibili speigazioni, la motivazione legata alla scelta dei 23. Perchè puntare sul blocco Juve, quando la Signora ha disputato la peggior stagione della propria storia, mentre uno solo rappresentava la Roma, giunta seconda dopo una grande cavalcata in Serie A? Ai lettori l’ardua sentenza. Intanto una è arrivata, siamo fuori e la finale di Johannesburg la potremo vedere solamente da spettatori…

Altri fallimenti, in panchina, sono stati sicuramente quelli di Le Guen con il Camerun e di Antic con la Serbia.

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