Mondiali 2010: Brasile e Argentina in crisi, il sorriso di Mandela e la gioia di Iniesta (II Parte)

Ma in questo pazzo ed inedito mondiale che si è divertito per un mese a sovvertire pronostici e ad andare controcorrente, per larghi tratti era stato il Sudamerica a dominare. Il bel Cile di Bielsa capace di mettere in mostra un gioco spregiudicato e veloce, ma soprattutto il Paraguay di Martino arrivato tra le prime otto per la prima volta e fermato ad un passo dalla storia da uno strepitoso Casillas, miglior portiere del torneo.
Un Sudamerica inedito quindi, che ha visto naufragare le proprie regine, Brasile e Argentina, la prima tradita dalla propria superiorità soltanto presunta e da “nemici interni”, la seconda dall’aver affidato tutte le proprie speranze sulle fragili spalle di Messi, miglior giocatore del mondo con ogni probabilità, ma che per la consacrazione mondiale dovrà ora aspettare almeno quattro anni, quando l’Albiceleste proverà a fare lo sgarbo del secolo andando a vincere in casa degli odiati rivali brasiliani.
Per quella data tutto il popolo argentino vorrebbe ancora sulla panchina il proprio eroe, Diego Maradona, vero autentico personaggio di questo mondiale, purtroppo però uscito anzitempo. Purtroppo perché quello che è mancato al torneo sudafricano è stata proprio una grande figura capace di emergere e spiccare sulle altre fino in fondo. Poteva essere ed in effetti lo è stato per larghi tratti, proprio Maradona, ma la sua uscita di scena ha lasciato come un vuoto di potere colmato solo in parte.
È stato infatti un mondiale che ha visto tanti volti erigersi a protagonisti a turno, ma mai un solo autentico dominatore. Del resto i fenomeni annunciati, da Messi a C. Ronaldo, passando per Rooney, Kakà, Ribery per arrivare allo stesso Torres, hanno tutti tradito le attese, lasciando il posto a protagonisti a sorpresa, come Muller, Forlan, Ozil, o quel Gyan che con le sue lacrime ha commosso l’Africa tutta e forse il mondo intero. Poteva infatti essere un mondiale da leggenda per il continente nero, arrivato ad un soffio dal riscrivere la storia, ma il destino ha voluto diversamente e il Ghana si è dovuto fermare ai quarti eguagliando solamente il record di Senegal e Camerun. Un movimento comunque in continua ascesa quello africano, così come in crescita si è dimostrato il calcio asiatico con gli ottimi risultati di Giappone e Corea del Sud, arrivate più in alto di tante grandi squadre e capaci anche di mostrare un gioco a tratti brillante.
In conclusione è stato un mondiale molto bello, partito in sordina è vero, ma che poi è stato capace come sempre di regalarci grandissime emozioni, partite ricche di pathos e momenti da ricordare. Un mondiale anche straordinariamente perfetto dal punto di vista organizzativo (sarà difficile per chi verrà dopo eguagliarne i risultati) e che ci ha permesso di scoprire una volta di più il calore, l’allegria e la straordinaria forza e dignità del popolo africano, personificata alla fine dal viso sorridente del vecchio Nelson Mandela che ha voluto chiudere con il suo saluto questa straordinaria avventura.
La gioia di Iniesta inginocchiato sul terreno del Soccer City, le lacrime di Casillas, Gyan, Cardozo, il pianto a dirotto del nordcoreano Jong-Tae-Se, resteranno per sempre impressi nella memoria di chi per un mese intero ha sognato grazie ad un pallone e un rettangolo verde, straordinaria copertina per questo libro che a Johannesburg ha scritto un altro eccezionale capitolo della sua storia. Appuntamento tra quattro anni, in Brasile, ci mancherai mondiale.

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