Milan e Inter hanno la febbre, la Juve ha la tosse e la Roma fa sentire la sua voce

Milano chiude il primo week end di febbraio, in Serie A, portando sotto la Madonnina 0 gol fatti, un pareggio striminzito contro il Napoli per il Milan (con tanto di rosso a Ibra, a rischio stangata) mentre l’Inter rimedia quattro schiaffi all’Olimpico contro la Roma.
Proprio questa Roma, così fresca e spumeggiante e targata Luis Enrique, è risultata troppo indigesta per il romano e testaccino Claudio Ranieri, mister di una Internazionale che da tre partite (Lecce, Palermo e Roma) sembra aver improvvisamente contratto uno di quei febbroni che ti stendono e non ti permettono di avere più un filo di lucidità. Fa riflettere che, una squadra costruita d’estate a trazione anteriore (Pazzini, Milito, Forlan, Alvarez) in due trasferte non sia stata capace di metterla dentro una sola volta.
Bum Bum Roma vien da dire, o meglio bum bum Borini. Il ragazzo con il numero 31 sulla maglia, riscatto dal Parma (è ora al 100% giallorosso) entra di diritto nel cuore delle gloriose sfide della Magica con due gol (uno più bello dell’altro) che ammazzano l’inter e rilanciano gli umori di Trigoria e dintorni, già rallegrati dal rinnovo di De Rossi, annunciato dopo la sfida con i nerazzurri e confermato questa mattina in grande stile, con tanto di conferenza stampa, dal Ds Baldini.
Ora serve solo un elemento, la sacra continuità per non restare tra color che son sospesi, negli eroici furori di un turno vincente e nemmeno nella paralisi dello spirito che accompagna il gruppo di Luis Enrique dopo i passi falsi. Questa Roma vale tanto, ora la mission è sapere, anzi credere davvero in questo valore e per più turni.
Anche il Milan sembra aver preso per contagio dai cugini una febbre che infreddolisce le idee ed intorpidisce il canovaccio: un misero punto raccolto nel doppio confronto con Lazio e Napoli. Rossoneri nervosi (vedi Ibra e Allegri) e spreconi (vero signor Robinho?), partenopei stanchi e sfiduciati come lo scialbo ed impotente colpo di testa di Cavani nel finale.
La Juve che non ha la febbre ma ha un po’ di tosse che non le permette di essere sciolta e distesa e di battere il Siena come avrebbe voluto, anzi di rischiare il clamoroso ko (vedi Gazzi). Turno di Serie A che ha evidenziato anche come Lazio ed Udinese, uscite con le ossa rotte da Genova e Firenze, non siano ancora pronte per puntare al titolo: Reja e Guidolin, mai come ieri, si sono accorti che è molto dura reggere la zona dell’alta classifica e che devi veramente essere un rullo compressore.
Sembrano aver intuito questo ritornello Genoa e Palermo che, sorridono al campionato e mostrano, felici, il loro magic moment: due vittorie e un pareggio preziosissimo per i rosanero nelle ultime tre partite, due vittorie contro Napoli e Lazio (stesa ieri sotto i colpi della premiata ditta PalacioJankovic) per il nuovo ruspante Grifone di Pasquale Marino: la parte di sinistra della classifica è ora roba loro.
Vince il Parma a Verona: i ragazzi di Donadoni vanno a prendere un’ importante vittoria esterna che mancava da novembre (successo al San Paolo) che dimostra quanto fin’ora il nuovo corso targato Donadoni abbia giovato: quattro partite, due vittorie e due pareggi portati a casa per il tecnico di Calcinate.
Buon momento anche per la Fiorentina di Delio Rossi che, dopo aver battuto una settimana fa il Siena al Franchi, bissa in casa fermando l’Udinese che era andata in vantaggio con una perla di Di Natale che taglia il traguardo delle 16 reti. La squadra viola, con un super Jo-Jo Jovetic, sempre più novella anima viola (12 gol con la doppietta di ieri) dimostra carattere e desiderio di ribaltare le cose, ingredienti che non si vedevano nella gestione Mihajlovic.
Lecce e Bologna non si fanno male, così come Novara e Cagliari: Mondonico trova il primo punticino della sua gestione ma, soprattutto, porta carica e sorrisi distesi, insomma roba buona al giorno d’oggi e non solo per quel di Novara (Luca Savarese).

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