Milan campione d’Italia. A Roma il pari che vale lo scudetto numero 18

18 volte Italia rossonera. E’ del Milan lo scudetto 2010-2011. Nel secondo anticipo della 36.a giornata di Serie A, ai rossoneri basta un pareggio per 0-0 contro la Roma all’Olimpico per festeggiare il titolo numero 18, l’ottavo dell’era Berlusconi con due giornate d’anticipo.
Tutti gli occhi sono puntati sull’Olimpico, pieno come non si vedeva da tempo e dove in palio non ci sono soltanto tre punti. La Roma che deve per forza vincere se vuole rimanere in corsa per la Champions League e il Milan potrebbe anche rimandare di una settimana la festa, aspettando il rientro a San Siro per avere vicini tutti i tifosi. La squadra di Montella, però, complici anche le assenze di De Rossi e Perrotta, parte prudente e oltretutto perde quasi subito Brighi (frattura al perone dopo uno scontro con Gattuso, sarà operato oggi).
La prima occasione è comunque giallorossa, con uno splendido lob di Cassetti per Vucinic, Abate è battuto, ma ci pensa Abbiati a mettere una pezza sul montenegrino. Occasione che dà coraggio alla Roma, brava a ripartire in velocità sulle fasce. Non abbastanza da far preoccupare il Milan, comunque.
L’altra azione pericolosa la confeziona Rosi, con un bel controllo e sinistro, che non trova impreparato l’estremo difensore avversario. Insomma, poco da segnalare in una partita con tanto fumo e poco arrosto. Ma al Milan va bene così perché adesso è a 45′ dal trionfo.
L’ingresso di Ambrosini al posto di Gattuso porta subito i suoi frutti. Tanto che a nemmeno un minuto dall’inizio della ripresa Robinho coglie il palo con un gran destro a giro. Questo è un segnale: il Milan vuole vincere partita e scudetto. Le occasioni aumentano e Boateng, innescato da Ambrosini, mette fuori di poco il suo tocco sotto.
I rossoneri spingono sull’acceleratore e si gioca a una porta sola o quasi, con la Roma schiacciata nella propria metà campo, che spera in qualche ripartenza efficace. I cinque lunghi minuti di recupero servono solo per rendere l’attesa ancora più emozionante. Un’attesa durata sette anni, che finalmente è finita. I primi a fare festa in casa Milan sono stati i giocatori che hanno vissuto delusioni e trionfi negli ultimi anni.
Ecco le dichiarazioni dei protagonisti. Si parte da Rino Gattuso. “Ci davano per morti, mi davano per finito. Vincere dopo sette anni è una grandissima emozione“. Seedorf pensa già al futuro: “E’ un momento bellissimo che arriva dopo 7 anni. Questo gruppo crescerà moltissimo dopo questa vittoria. Ora speriamo di portare a casa anche la Coppa Italia“.”E’ lo scudetto di tutta la squadra. Abbiamo trenta giocatori e tutti quanto hanno fatto un lavoro bellissimo e adesso abbiamo dimostrato qual era il nostro obiettivo“.
Thiago Silva commenta così lo scudetto numero 18 “E adesso? Il mio prossimo sogno è vincere la Coppa dei Campioni la prossima stagione” conclude il brasiliano. Anche Andrea Pirlo, a lungo fuori dal campo per una serie di infortuni, festeggia lo scudetto. “Per me è stata una stagione sfortunata. Non mi era mai capitato in dieci anni al Milan, ma questa festa ripaga gli sforzi di tutta una stagione“, dice il regista rossonero.
Allegri è stato bravissimo, ha trovato la miscela giusta perché c’erano squadre forti e noi siamo stati piu’ forti“. “E’ una grande emozione perché è la prima volta che vinco il campionato qui e adesso voglio solo festeggiare”, è il commento di Alexandre Pato. È stato un grande, ottimo Milan quest’anno in Serie A.
È giusto riconoscere i valori di una squadra che ha diversi meriti, soprattutto tecnici. Meriti che hanno anche un nome e un cognome: Massimiliano Allegri. Non è mai facile vincere al primo tentativo, nemmeno con tanta fortuna. Per il livornese è stato ancora più difficile perché si è ritrovato addosso tanta, tantissima pressione con un proprietario che ‘doveva’ vincere qualcosa. Ma anche quella di uno spogliatoio con tanti senatori irrequieti e alle prese con le aspettative di un rinnovo contrattuale; quella di giocatori che arrivavano da stagioni non felici, come i nuovi acquisti Ibrahimovic e Robinho.
Allegri non ha sbagliato quasi nulla: e ha saputo rimediare a quello che ha sbagliato. È stato bravo a gestire le emergenze, come gli infortuni di Pirlo e Ambrosini, ma anche gli acuti dei suoi ragazzi: da Ibrahimovic con un inizio di stagione eccezionale, un finale di stagione clamoroso di Seedorf, la grande continuità di uno stratosferico Boateng, la concretezza di Van Bommel.
C’è stato spazio per Cassano, ma soprattutto per Abbiati e Thiago Silva, decisivi per tutta la stagione e chiave di volta di una difesa (23 i gol subiti, solo 6 dei quali nel corso delle 17 partite del girone di ritorno giocate fin qui) che è stata la vera vittoria di Allegri. E ora spazio al Milan Party. (Camilla Elisa Vignoli)

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