Mentre i Mussi volano, l’Inter perde la sua aureola

Il Chievo batte al Bentegodi l’Inter per due a uno nella tredicesima giornata di calcio di Serie A. Non è un sogno di una notte di mezza estate da vivace amichevole d’agosto, né una sviolinata retorica delle serie “Anche i ricchi piangono ma un preciso verdetto del campionato: i nerazzurri campioni d’Italia in carica perdono a Verona, in casa del Chievo.
Forse non c’è foto migliore per descrivere l’andamento di questo bizzarro torneo, privo di qualsiasi assioma e pronto a tutto. Una piccola squadra organizzata può battere una grande corazzata un po’ incerottata. Sergio Pellissier e Davide Moscardelli diventano per un giorno più forti di un Samuel Eto’o apparso un tantino nervosetto. Moscardelli, alla sua prima stagione nella massima serie, contro l’inter non aveva mai giocato; l’attaccante valdostano invece rientrava proprio contro l’Inter dopo quattro partite fermo ai box.
E’ tornato Pellissier e sono tornati i tre punti per i mussi veronesi, segno di un giocatore unito al chievo come il mare alla sabbia. Rafa Benitez perde terreno dalla vetta ed ora le impressioni su alcuni problemi che l’Inter avrebbe potuto avere si trasformano in problemi, c’è decisamente qualcosa che non va in seno alla ricca squadra milanese, non sono più impressioni d’inizio stagione, ora la squadra viaggia con una media da provinciale che annaspa: un punto in tre partite, ben lontano dalle gonfie vele alle quali auspica il patron Moratti.
La cosa più ovvia in questi casi: gettare i remi in barca e far saltare baracca e burattini; la cosa più difficile ma anche quella più discreta: provare ad unirsi, a gettar via le armi delle facili condanne ed intraprendere la sana via del confronto, consapevoli che, ogni minimo scontro, potrebbe non soltanto non portare punti ma, far saltare tutto il giocattolo.
Le posizioni molto aperte che hanno mostrato di recente Hernan Crespo quando, nel pieno della marea delle critiche per l’andamento traballante del Parma, invitò a sospendere ogni giudizio e ad unirsi alla squadra e l’analisi di Walter Zenga che su questa Inter ha detto di andar calmi, di non tagliar nessuna testa, rappresentano una buona via da percorrere.
Fare i conti quando si è appannati e non si ha la forza di pensare non ha senso. Auguriamo all’Inter di ritrovarsi prima di tutto sotto l’aspetto umano, non serve più mettere continuamente le maschere di Mourinho per sentirsi bravi. La stabilità in questi anni, con le reggenze durature di Mancini e poi del tecnico portoghese,ha portato i suoi frutti, perché non darle credito?

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