Mario ed Alino, ordinariamente straordinari

Diceva San Francesco che non è necessario fare le cose straordinarie ma compiere cose ordinarie in modo straordinario. Proviamo un attimo ad andare a scoprire se così si può dire anche per Mario Balotelli ed Alessandro Diamanti, tiratori scelti di casa Italia, primo ed ultimo cecchino che hanno fatto piangere l’Inghilterra.
Oddio, le cose ordinarie non sembrano tanto abituate a farle, due tipi fuori dalle righe di norma, quasi se avessero a priori unito l’ordinario e lo straordinario in un unico strambo stile di vita. Cresta per Mario, tatuaggio con smile per Alessandro, detto Alino ma a veder dal suo sinistro anche Aladino: quando parte il sinistro di Diamanti, nascono gioielli.
Mario vuole e quasi deve essere straordinario in ogni sua espressione: rispedisce subito al mittente l’autore di quelli col “culo nella nutella e cavolate simili”, poi però in campo dopo tanti gol ordinari sbagliati in modo straordinario, ecco due cose straordinarie per davvero: la mezza girata che piega l’Irlanda e ci spalanca le porte dei quarti ed il primo rigore che fa tremare Hart. Per la serie Mario Caput mundi.
Alino è meno bad boy ma è anch’egli iscritto all’università dei bei tipetti, il cui rettore è, neanche a dirlo, Antonio Cassano. Quando Cesare lo ha messo in campo contro irlandesi ed inglesi, lui ha corso come un forsennato, con quell’andatura da marcia che ci ricorda Paolo Maldini, che fu anche lui, azzurro straordinario.
A scoprirlo fu Fabio Galante che, quando giocava nel Livorno, lo vide nel Prato e lo segnalò al presidente Spinelli il quale non ci mise due secondi per portarlo tra i labronici. Mario ed Alino, due ragazzi italiani che in Inghilterra hanno portato (Diamanti West Ham) e portano (Balotelli Man City) la loro vitalità, sempre, ovviamente, straordinaria. (Luca Savarese)

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