Ma forse ci eravamo dimenticati le cassanate?

Quante criticone e che fiumi di inchiostro e di moralismo dopo che nell’ormai famigerata ed ascoltatissima conferenza stampa di martedì, Cassano Antonio da Bari vecchia si è lasciato scappare frasi non certo oxfordiane sugli omosessuali.
Tutti a tirargli il macete addosso, a gambizzarlo prima ancora di andare un pochino in profondità. Antonio è un’istrionico, un comico a servizio della truppa azzurra che, ogni tanto, fa anche il giocatore e ci regala chicche di grande classe.
Cosa pensavamo che fosse improvvisamente diventato, dopo la guarigione, un fine oratore forense, da trattati sul genere umano? Forse ai più è sfuggita una cosa, per niente scontata: Antonio non ha solo detto che a lui non interessano scelte sessuali alternative (intendiamoci, ha sempre risposto ad una domanda beffarda e calunniosa che ha generato tutto quel sermone…) ma, materia molto più sostanziale, ha detto che per lui è un miracolo essere a Euro 2012 e che ha ricevuto una vera e propria grazia nel guarire e nel tornare a giocare a questi livelli.
Chissà perchè nessuno ha tenuto conto di queste affermazioni, che denotano un uomo che ha smesso di essere scioccamente scugnizzo, che si ferma un attimo e compie un atto di riconoscenza. Questo non è neanche stato minimamente preso in considerazione.
Il bene sembra davvero non interessarci più. Ed allora giù a fare gli esperti di grido della conoscenza morale e a fregarsene di considerare tutto quello che Cassano aveva detto. Parziali e accanitamente mediatici. Era molto più grave quando, ancora pazzerello, si toglieva e buttava maglie minacciando di andarsene dal campo o quando dava del cornuto all’arbitro Rosetti, reo di averlo espulso durante la finale di Coppa Italia tra Roma e Milan, nel 2003.
Antonio nel frattempo è cresciuto, ha vissuto due eventi che lo hanno segnato profondamente e ne hanno smussato il suo egocentrismo: è diventato papà e, ha lottato con un disturbo non da poco che, ha rischiato di interromperne carriera e vita: Cristopher ed il malanno al cuore, gli hanno fatto bene, arricchendone l’umanità.
Santo però, crediamo che non lo diventerà ancora, o meglio non adesso, dove non può fare a meno di scherzare, di creare siparietti spontanei, di dire all’Italia e al mondo che c’è ancora, che ha ancora voglia di vivere e di essere lui. E’ rimasto vecchietto e cassanesco nel parlare? Intanto c’è e ce lo godiamo. Dovrebbe però stare attento ad usare le parole corrette? Può darsi ma, forse è un sforzo troppo grande per lui: in fondo è Cassano, non Umberto Eco. (Luca Savarese)

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