L’inutilità di radiare Luciano Moggi

Luciano Moggi a luglio sarà calcisticamente libero di fare quello che vuole, anche se in realtà non ha mai smesso in questi cinque anni di squalifica di fare da consulente (o di millantare di esserlo, magari grazie ad articoli e servizi di suoi giornalisti) ad amici e quasi-amici. Basti pensare al pandemonio scatenato per qualche cena con i Menarini (si è visto poi, che buoni consigli…). Incredibile che solo da qualche settimana in Figc ci si ponga il problema della sua radiazione, come se dopo avere scontato anni di carcere un detenuto uscisse e scoprisse di essere condannato alla sedia elettrica per gli stessi reati. In merito alla richiesta del procuratore Palazzi, riguardante anche Giraudo e l’incredibile ex vicepresidente federale Mazzini, deciderà entro quindici giorni la Commissione Disciplinare. Noi ci limitiamo a notare che questa ansia di radiare Moggi è sospetta, come se il calcio italiano pensasse di poter ricadere nelle stesse logiche degli anni bui o addirittura pensasse di non esserne mai uscito: scenario credibile, essendo il 90% dei personaggi chiave rimasti al loro posto. La verità storica, che prescinde dalle lentezze della giustizia ordinaria e dalla velocità antigarantista di quella sportiva (parlando delle pene di Calciopoli non va mai dimenticato che il Verona di Garonzi fu mandato in Serie B solo a causa di una telefonata ambigua) dice, senza bisogno di intercettazioni, che un sistema calcio sano e costituito da elementi di pari dignità non avrebbe mai permesso a un Moggi di esistere…

Tratto da Notizie del Guerino
Scritto da Stefano Olivari

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