La Spagna ci mata e si regala uno storico triplete. Un’Italia stremata cade sotto i colpi delle Furie Rosse

Italia travolta in finale dalla SpagnaFa male malissimo perdere così ma fa bene benissimo essere arrivati lì, a giocarsi una finale dell’Europeo. Sul campo non c’è stata partita, Iniesta (eletto man of the match ieri e miglior giocatore assoluto del torneo, due cose che lo avvicinano a grandi falcate al pallone d’oro) ed i suoi compagni hanno trovato la corrida perfetta, matandoci.
La Spagna si regala un bis europeo (dopo il 2008) e uno storico triplete (grazie al trionfo di Sudafrica 2010) e noi non abbiamo nemmeno avuto il tempo di muoverci. Spagna regale certo ma noi l’abbiamo fatta accomodare in lungo ed in largo, prestandole il fianco, offrendole ogni spazio.
Proprio ora che ci avevamo preso tutti gusto la Spagna si ricorda improvvisamente di essere la squadra campione d’Europa e del mondo ed impone la sua legge nel modo più netto e brutale. Pensavamo che loro fossero quelli stanchi e senza idee visti nella semifinale contro il Portogallo, pensavamo anche che noi fossimo quelli pimpanti e freschi apprezzati nella semifinale contro la Germania.
Il calcio, come tutti sappiamo, è anche affascinante proprio perchè non centra nulla con ciò che uno pensa o non pensa, è e basta, senza tanti se, senza rumorosi e spesso fastidiosi ma. Ed allora proviamo ad essere realisti fino in fondo anche perchè in fondo, a questo europeo numero 14 della storia, ci siamo arrivati.
Molti, giusto per rimanere in tema di pensieri, erano certi che avremmo preso l’aereo di ritorno dalla Polonia martedì il 19 giugno, quando un biscotto poteva eliminarci. Abbiamo invece prolungato il nostro torneo di ben dodici intensissimi e memorabili giorni.
In questi giorni abbiamo vinto contro l’Inghilterra ai rigori, battuto la Germania nel penultimo atto e giocato una finale che olandesi, francesi, e russi, hanno visto solo dal televisore. Ora, se ne dicono tante, che poteva giocare tizio che forse caio era più fresco, è il momento più delicato nel quale, però, non possiamo non sottoporci ad un gesto umile e deciso: mettere tra parentesi ogni paralisi alla gioia, ogni muso più lungo del desiderio di averci provato e di essere stati sul pezzo, fino alla fine.
Il nostro stereo non si è mai spento, poi certo ieri abbiamo lasciato il volume un pochino basso e le sinfonie spagnole ci hanno invece perforato i timpani ma dal 10 giugno a ieri sera abbiamo ascoltato una musica azzurra bella, divertente, contagiosa, propositiva, nuova, non buttiamola via proprio adesso, non tagliuzziamo in mille pezzi il volto di questa nuova giovane Italia senza prima averlo guardato negli occhi ed averlo ringraziato.
Anche quattro anni fa il nostro europeo finiva per mano della Spagna ma ai quarti, ma eravamo figli presuntuosetti della prima sbornia di Lippi e non c’erano ancora le dolci corrispondenze che abbiamo sentito e scoperto di giorno in giorno tra la nazionale dal volto umano creata da Cesare Prandelli ed il nostro modo di sentire e di vedere il calcio.
Dall’Austria e dalla Svizzera uscivamo e sprofondavamo bel baratro, qui salutiamo la Polonia e l’Ucraina ma per entrare,anche attraverso la porta stretta si questa sconfitta in finale, in un progetto azzurro che è appena iniziato e che ci ha già portato un argento europeo. No, davvero, non recidiamo ora il volto di questa nazionale ma ringraziamolo ed abbracciamolo ancora, è appena nato, è già così importante ed ha bisogno di carezze. (Luca Savarese)

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