La più forte d’Africa è lo Zambia. Prima storica Coppa per i Chipolopolo

lo Zambia conquista la sua prima storica Coppa D'AfricaLo Zambia zittisce tutti e vola sul tetto d’Africa, superando in finale gli altissimi elefanti della Costa d’Avorio. Mai la squadra zambese, i cui giocatori sono soprannominati Chipolopolo (“proiettili ramati”) aveva vinto la competizione, dove vi era arrivata vicina, con le finali, poi perse, del 1974 e del 1994.
L’ultimo atto è stato davvero palpitante: 0 a 0 al termine dei novanta minuti, situazione che non si smuove nei supplementari e rigori finali decisivi, dopo una lunga e quasi agonizzante oltranza (ben 18 tiri) che alla fine ha tagliato le gambe a Drogba e compani e regalato a Mayuka e soci il primo, meritatissimo, trofeo iridato.
Uno Zambia allenato da Renard ma, di fatto, plasmato ed educato fino a poco tempo fa dalla mano di Dario Bonetti. L’ex calciatore italiano infatti ha costruito una squadra con un prezioso mix tra la forza tipicamente africana e le geometrie made in Europa. Chissà per quale strano motivo poi Bonetti sia stato epurato ma, forse, perchè lo Zambia finisse sul tetto del mondo africano. Insomma, doveva andare così.
Bravi Chipolopolo quindi per aver giocato, senza timori reverenziali, un calcio aggressivo, creativo e vincente. Prova ne è il successo sul Senegal che ha fatto intuire chi sarebbe stata la regina di questa coppa: azione precisa e colpo di testa di Mayuka per il vantaggio e taglio per Kalaba che riceve palla, scarta il portiere e fa gol per il due a zero, mica cosucce improvvisate ma schemi provati in allenamento.
La finale ci ha fatto capire come il calcio non sia un quadro già dipinto e deciso una volta per tutte e dove ogni presunta gerarchia, può venir spazzata via da un momento all’altro; l’eroe Drogba che ha conquistato l’Europa con il suo Chelsea, è apparso ridimensionato, e invece che elefante, si è sentito un gamberetto impaurito quando si è presentato davanti all’istrionico Mweene, durante il tempo regolamentare ed ha calciato un rigore alle stelle. Gervinho, giocatore geniale dell’Arsenal, sgusciante come pochi, ha sbagliato il penalty forse più importante, quello del “chi sbaglia ha perduto”, durante gli infiniti tiri dal dischetto.
Con lo Zambia quindi vincono i piccoli, è come se la Russia vincesse l’Europeo, come se il Chievo vincesse la Serie A: altro che Costa d’Avorio, Ghana o Senegal, anche l’Egitto, trionfatore delle ultime tre edizioni, è caduto.
Il successo dello Zambia poi arriva sette mesi dopo il tripudio uruguaiano in Coppa America: nuove formazioni quindi si affacciano sulle frontiere del football. Certo i brasiliani rimangono i migliori a toccar il pallone in modo fatato ma questo Zambia ci propone cosa sia il calcio africano: delle persone desiderose di vita, degli affamati di pienezza che corrono dietro ad un pallone ma a volte vincono anche.
Ritroviamo l’Africa, come l’avevamo lasciata dopo il mondiale del 2010: accogliente e propositiva, pronta a danzare e, sul campo, anche migliorata in tecnica. L’ex Bonetti ha nel cuore lo Zambia e dice che festeggeranno per interi giorni questa vittoria: si, auguriamo ai chipolopolo un’esultanza lunghissima, più lunga di quella lotteria di rigori ad oltranza che ne ha sancito la gloria. (Luca Savarese)

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