La Juventus passa a Bergamo. Conte e i suoi ragazzi sono campioni d’inverno

Juve corsara a Bergamo in Serie A con il risultato di 2 a 0La Juventus vince per 2 a 0 a Bergamo, contro l’Atalanta, nell’anticipo serale di Serie A e, con 41 punti, si laurea campione d’inverno. Ma per questa squadra, invincibile e spigliata, in diciannove giornate d’andata, è stata solo primavera e molta estate.
41 punti, frutto mirabile di ben 11 vittorie, 8 pareggi e zero sconfitte. Chi pensava che dopo il pari interno col Cagliari era iniziata una crisetta, è costretto a ricredersi. Ecco i numeri di questa, per adesso invincibile, armata. Il conto (sia pur parziale) di Conte, è impressionante: 31 gol fatti, 12 (miglior difesa) subiti.
Sabato sera, anche la pur strenua Atalanta si è arresa al robusto desiderio di Madama di vivere lassù, dove il cielo dello scudetto ora, si vede benissimo ma, guai a dirlo a mister Conte (che, ospite alla domenica sportiva, non ha voluto pronunciare la fatidica parola che significa il tricolore…) lui ha tra le mani il volante di una Ferrari, in gran parte oliato da lui ma lo guida con la carica agonistica di un ragazzetto che per la prima volta guida una semplice vettura dopo aver preso la patente.
La patente, di grande squadra, questa Juve l’ha presa sabato allo stadio Atleti Azzurri d’Italia, dove ha ribadito quanto ci tenga ad essere forte, creativa, e affamata. I tempi grami di Del Neri, dove la classifica era diventata una gabbia che schiacciava ed alimentava sensi di colpa e vittimismi, estranei da quelle parti, sembrano lontani anni luce, eppure è roba di un anno fa.
Brava dunque vecchia signora che sai essere giovane anche quando i tuoi uomini preposti a buttrala dentro la buttano fuori, tu continui a provarci e a crederci, nerbo dei grandi, fuoco inestinguibile degli speranzosi. Il primo tempo è stato tutto un inno cantato a più voci: il basso di Vucinic, il violino di Matri, l’oboe di Pirlo, il tamburo di Vidal che ha preso una traversa da lontano, come se stesse mangiando una nocciolina.Volevi fare gol e, hai cantato per farlo. Poi le carezze certo arrivano da chi sa essere delicato.
Quando la forza non serve, occorre la voce della tenerezza, cioè i piedi fatati di Andrea Pirlo, che aveva aperto le laute danze di quest’andata nella prima gara interna, al battesimo dello Juventus Stadium, contro il Parma, con un sontuoso assist, poi benedetto in gol dallo svizzero Lichtsteiner. Sabato stesso canovaccio e stesso asse: quando la musica rock non riesce a rompere la resistenza atalantina, è tempo di dolci melodie. Soffio di oboe, assist lungo, traiettoria da sogno: c’è tutto questo e molto altro ancora, nel lancio al bacio di Pirlo per Lichsteiner che, di testa in tuffo, fa vedere dove arriva la volontà di questa Juve.
I bianconeri hanno segnato nel modo più difficile, ulteriore indizio di potenza. L’apoteosi però,quello che ti fa pensare che forse come non mai, da sabato sera, lo scudetto è in viaggio verso Torino, è contenuta in quel poemetto, quasi sacro, che è il secondo gol: tocco smarcante di Pirlo, assist al cucchiaio di Marrone, tiro al volo di Giaccherini che aveva sostituito Marchisio.
Non risolvono sempre i soliti ma, in ogni occasione, c’è lo stoccatore giusto. Si alternano con naturalezza fantini e stallieri ma i gol arrivano, i tre punti fioccano, la vetta si conferma e si prenota anche per il girone di ritorno. (Luca Savarese)

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