La grande involuzione di Argentina e Brasile

Il carrello dei bolliti di Coppa America, è davvero pieno per una spesa triste che nessuno avrebbe profetizzato alla vigilia. Ci sono su Argentina, padrona di casa, il Brasile, il Cile, il Messico.
Lo scorso anno di questi tempi, ancora ebbri dagli eroici furori spagnoli al mondiale sudafricano, mettevamo seleçao e seleccion sul banco degli imputati, anzitempo costrette a far le valige, partite come tritatutto e poi di fatto tritate.
Dodici mesi fa i muri si chiamavano Germania ed Olanda, oggi si chiamano Uruguay e Paraguay. E poco importa che in questo giro sono uscite di scena ai rigori, anzi è a ben vedere un grosso aggravante, vista la progenie di piedi buoni che gli albicelesti ed i verdeoro, annoveravano tra loro.
Ora in patria sono molto stufi. Ci può stare che Tevez sbagli un rigore ma, non ci può stare che Messi non segni in quattro partite lo straccio di un goal. In nazionale la pulce sembra trasformarsi in una formica impaurita ben lontana da quel formato leonino tutto blaugrana. Se né MaradonaBatista sono riusciti a consegnarle almeno un podio, la questione allora non è più di natura tecnica ma mentale.
C’è in seno all’Argentina una specie di inconscia rassegnazione che altera e compromette le prestazioni. E’ dal 1990 che non è nelle prime tre ad un mondiale, e l’ultima Coppa America è del 1993. Il guaio invece più grande che vive adesso il Brasile è in fondo pensare che si è forti solo perchè si sanno fare dei numeri con la palla: ci sono tanti campioncini: Pato, Neymar, Ganso, Jadson ma manca il campione, il Ronaldo o il Romario di turno, capace di portarti avanti in un torneo con il jolly della concretezza decisiva.
La nazionale carioca sembra molto re mida che, tutto quello che toccava, diventava oro; al punto che non poteva più bere acqua perchè anch’essa diventava oro. Condannata ad essere sempre (verde)oro finisce presto per perdere il gusto del ferro ed il sapore del legno.
Maradona, Batista, Dunga e Menezes non sono riusciti a cavarvi un ragno dal buco: si dovranno rivolgere ad Einstein o ci sarà qualcuno in grado di portare Argentina e Brasile al di là dei quarti prossimamente ? Il salto da compiere è sostanzialmente psicologico, bisogna agire sulle anime ora, i piedi son fin troppo buoni. (Luca Savarese)

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