La freschezza e il silenzio: L’Italia sullo Zoncolan

Lo Zoncolan è terribile, non è una strada, non è un monte, non è per niente un passo, è un antro arduo e durissimo per le due ruote. Chi lo fa può davvero dirsi ciclista, chi lo fa soffre e pedala, prega e si inizia di buon grado, ad una prova di resistenza umana e sportiva.
Sabato il giro è salito sullo Zoncolan, profonda Friuli, dove anche i pensieri hanno pendenze altissime. Alla fine il primo a tagliare il traguardo è stato il ciclista spagnolo Anton, dopo sono arrivati Contador, poi Vincenzo Nibali e Michele Scarponi, volti e gambe, muscoli ed energie di casa nostra.
Vincenzo Nibali sembrava a fine gara uno spot di freschezza, asciutto e leggero, come fosse andato a fare il giro della casa a piedi. Se lo Zoncolan non lo vivi prima dentro, non puoi reggerlo fuori,sul sellino. Michele Scarponi invece appena arrivato, si è fermato e non ha proferito parole: in silenzio come se lo Zoncolan avesse detto già tutto, non c’era più bisogno di parlare e Scarponi ha provato ad ascoltare la lezione esoterica e fatta per pochi adepti, del maestro Zoncolan: monti scalati, cime pedalate, sacro silenzio.
Si può essere freschi o si può restare in ascolto alla scuola dello Zoncolan. Coraggio Vincenzo e Michele: la vostra freschezza e il vostro ascolto sono armi in più per provare a prendere il veloce Contador (Luca Savarese).

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