La Figc dice si al secondo extracomunitario. Vari pareri e la nostra opinione

Tra un proibizionismo assoluto ed totale laissez – faire, esistono molte vie di mezzo, in ogni ambito : sociale, economico e anche il quello che riguarda i calciatori extracomunitari da portare da noi. Da ieri infatti se ne potranno portare due come era prima del mondiale sudafricano ma, con un correttivo: per prendere un giocatore extracomunitario, non lo si potrà avere al posto di un giovane professionista.
Il presidente della Figc, Giancarlo Abete parla di “garanzia” e accoglie con convinzione, assieme al presidente della lega, Maurizio Beretta, la nuova norma. Sono però parecchi i pareri negativi in merito. Grazie ai contributi di sport magazine.it e alla Gazzetta dello Sport di ieri, proviamo ad analizzarli.
Demetrio Albertini, Vicepresidente di Lega, afferma che sono altre le esigenze del calcio in questo momento.
L’agente del mercato in Sudamerica, Durante Sabatino, fa sapere che è un provvedimento arrivato con estremo ritardo e si professa molto contrario alle limitazioni di giocatori fuori dall’Unione Europea. Parla inoltre di un vero e proprio proibizionismo e di dirigenti poco capaci, e di club spiazzati da norme che variano con così troppa fretta.
Una delle posizioni più “liberali”, è quella portata avanti dal Ds del Siena, Perinetti il quale vede l’iniziativa del secondo extracomunitario come una forte iniezione di libertà e che invita anche a non deprezzare i prodotti, sempre interessanti, che fioriscono nei vivai italiani.
Ci accorgiamo che la mancanza di stabilità su queste regole è comunque una costante. Dal 1926 ad oggi, non c’è mai stata una decisione che sia andata avanti per più di vent’anni. Notiamo che dopo due grossi fallimenti italiani in due attesissimi mondiali come Inghilterra 1966 e Sudafrica 2010, la federazione ha mostrato un evidente fastidio per lo straniero, limitando totalmente l’approdo di giocatori extraeuropei dal 1966 agli anni ottanta e lo scorso anno, limitando ad un solo extra, dopo il patatrac sudafricano. Secondo noi è importante un certa elasticità.
Sia benedetto Jean Marc Bosman, ex calciatore belga che, nel dicembre del 1995 aprì i dazi a tutti, liberando il calcio italiano da un provincialismo retrogrado ed aprendo le porte ad un sano confronto con il calcio continentale. Non si può pensare di vincere con giocatori solo nostri, così come è deleterio puntare solo sull’estero. Il Milan campione d’Italia, rappresenta forse il connubio più felice di queste due vie. (Luca Savarese)

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