Inter, Mourinho sul piede di partenza: “L’Italia non mi rispetta”

In Italia è stato sicuramente il personaggio dell’anno, e non solo per i successi (Scudetto e Coppa Italia…per ora) che hanno costellato la stagione nerazzurra. Josè Mourinho, lo “Special One” dei mister, abile comunicatore, ha fatto discutere (era ampiamente prevedibile), soprattutto per il suo modo di dire le cose. Spesso con serenità, in alcuni casi polemicamente, alcune volte addirittura “sgarbatamente” (come il famoso monologo sui “zero tituli”), ma sempre chiaramente, in faccia.
Una dote che va comunque apprezzata, e che rende unico questo personaggio, vero e proprio showman del calcio. Inarrivabile, sia in panchina che davanti ad un microfono. Pazzesco.
Ora il tecnico di Setubal, trionfatore in Serie A e nella coppa nazionale con l’Inter, è ad un passo dal record. Tra pochi giorni (esattamente 4 giorni) sarà a Madrid per giocarsi la Champions 2009/2010 ma soprattutto per entrare nella “hall of fame” del calcio italiano (nessuna squadra della Serie A è riuscita, in un annata, a portare “a casa” scudetto, Coppa Italia e Champions). Per entrare nella storia anche in Italia.
Ebbene, a poche ore da questo super avvenimento, l’allenatore interista spiega i motivi di un addio che sembra essere sempre più reale (destinazione Real?): “Non è un problema di contratto o di soldi e mi fa anche un po’ di vergogna quello che guadagno con la crisi che c’è. È un problema di soddisfazione personale, di sentirmi rispettato o no in un Paese calcistico in cui ho avuto tanti problemi“.
Insomma, non è una questione di soldi (non ne avevamo dubbi) ma bensì di rispetto e di stima. Dopo due anni vissuti nel nostro Paese e nella Serie A, Mourinho sembra aver deciso. Via, destinazione Spagna e il Real che, con Pellegrini, ha fallito, inchinandosi ancora una volta alla corazzata catalana di Pep Guardiola.
Ma Josè ribadisce: “Non cambio quanto ho detto qualche giorno fa, non è vero che sono l’allenatore del Real. Dopo la finale voglio due tre giorni per pensare con tranquillità del mio futuro. Ovviamente l’Inter non può fare niente di più per farmi essere felice e sentirmi importante: i giocatori sono fantastici, c’è empatia con i tifosi, tutti in società sono fantastici“.
Insomma, la permanenza di Mou in Italia è dunque sempre più in dubbio. Ma ora, tralasciando il discorso relativo al futuro personale, c’è una Champions da riportare a Milano, un sorriso che manca da 45 anni.
In finale, sarà sfida italo-tedesca contro il Bayern Monaco, e personalmente contro un tecnico, Van Gaal, molto preparato, un vero e proprio maestro di tattica, che ha già acceso la sfida, sollevando dubbi sull’arbitro della contesa (il 38enne inglese Howard Webb, ndr).
La replica di Mourinho non si è fatta attendere: “Non mi preoccupa l’arbitro, ma il vulcano Gudjhonsen (suo ex giocatore islandese ndr), che ci imporrà di sconvolgere i nostri piani. Avrei preferito lavorare qui, ma meglio non rischiare col vulcano col nome impronunciabile. Riguardo ai favori arbitrali, gli italiani si ricordano la partita del Bayern con la Fiorentina e gli inglesi si ricordano il rosso a Rafael. Io difensivo? Abbiamo giocato due partite, quella di Londra e quella col Barcellona alla grande, sempre all’attacco. Al ritorno abbiamo parcheggiato l’aereo davanti alla porta, ma perché eravamo in dieci e perché li avevamo distrutti in casa. E comunque ho sempre mantenuto in campo gli stessi uomini. Lo stesso Van Gaal col Lione quando Ribery è stato espulso ha cambiato Olic con Tymoshuk“. Insomma, per ora c’è la finale, che già si presenta scoppiettante. Poi sapremo il destino di Mourinho. Voi cosa ne pensate….andrà via?

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