Il sudore del Milan placa l’estetica del Barcellona. A San Siro finisce a reti bianche

Milan e Barcellona chiudono sullo 0 a 0Chi pensava che per il Barcellona il primo atto fosse una passeggiata si è sbagliato. Chi pensava che Leo Messi sarebbe venuto a San Siro per riempire di gol la porta di Abbiati, è stato costretto a ricredersi. Il Milan dunque non è morto ma, dopo una battaglia strenua, di corpo e di spirito, è più vivo che mai ed ora, con questo risultato di 0 a 0, nell’andata dei quarti di Champions League, può andare a Barcellona molto di più che da semplice spettatore.
Il valoroso asse della lettera A, Abbiati-Antonini-Ambrosini, ha sudato sette camice per impedire ai veloci e sguscianti ragazzi di Guardiola di fare caccia piena. Luca Antonini, che sfide di questo spessore le sognava quando correva avanti e indietro in quel di Siena, pochi anni fa, ha fatto due chiusure che rappresentano benissimo lo spirito mai arrendevole del Milan ieri sera: nel primo tempo ha fermato un deludente Sanchez e, a pochi minuti dal fischio del signor Eriksson, ha salvato su un sicuro tap-in blaugrana.
Abbiati ha sofferto ma ha parato con coraggio e capitan Ambrosini ci ha messo l’anima ed oltre. Il Milan ha portato la croce in modo armonico mentre il Barcellona provava a cantare ma vuoi o un tocco di troppo o un recupero del Milan (va detto che ci poteva benissimo stare un rigore per i blaugrana, nell’episodio dell’uscita di Abbiati su Sanchez) ma la musica veniva sempre stoppata.
Nelle varie stazioni della via criucis, poi, tenacemente affrontata anche da Bonera, Mexes ed Alessandro Nesta, ci sono stati tre momenti, tre folgorazioni improvvise, in cui i rossoneri potevano accendere una luce. La palla per mettere fieno in cascina è capitata per ben tre volte: una a pochi minuti dal via sul piede destro di Robinho, di nuovo maldestro sotto porta. Ecco poi il sinistro di Ibra che invece che munirsi di leggero scavetto, ciabatta in faccia al portiere spagnolo ed infine Seedorf che getta alle ortiche una buona occasione.
Il Milan, mentre il Barcellona cercava il vestito più bello, ha costruito mattone su mattone la sua casetta, fatta di sudore ed energie di resistenza ed alcune folate di intraprendenza. A proposito, sinceramente nel dopo partita non ce li aspettavamo tutti i lamenti dei ragazzi di Guardiola che a più riprese hanno colpevolizzato il terreno di gioco. E’ vero, il manto di San Siro ieri non era per niente un elegante velluto sul quale proporre calcio ma, diamine, non appare piuttosto riduttivo alla loro forza di squadra prendersela col campo? Addirittura Dani Alves lo ha definito un patatao.
Su quel patatao il Milan, da contadino paziente, ha pelato le patate e messo su le minestra mentre il Barca, da reginetta precisa, non ha poi in sostanza messo in pancia nessuno di quei cibi eleganti che ha provato a preparare. Alle volte una minestra fatta e gustata col sudore è meglio di un’aragosta preparata ma mai mangiata. E, com’era affamato il giovane El Sharaawy quando è entrato. Al ritorno può succedere di tutto, però una cosa è certa: lo spirito che ha avuto ieri sera il Milan è da esportare. Come dice il detto, l’unione fa la forza. (Luca Savarese)

Speak Your Mind

*