Il Napoli ora ha bisogno di essere stoico non eroico

A Napoli, come sappiamo, non sono abituati alle mezze misure: o tutto o niente. O il miracolo di San Gennaro o giorni scialbi. O Maradona e i tempi d’oro o i tempi bui. Il problema che forse uccide più di tutti questo nuovo Napoli splendente di De Laurentiis e Mazzarri è questa dicotomia così fissa tra male e bene, tra miseria e nobiltà.
Ci sono delle partite ottime, poi c’è una battuta d’arresto e via,dalla gioia più irrefrenabile alla mestizia annoiata. Così le prestazioni più che confortanti, in Champions contro il Manchester City e nella sfida interna di Serie A col Milan, vengono spazzate via dal passo falso di Verona che ci sta anche, visto che siamo agli inizi dei giochi.
Una squadra è davvero grande non se vince o se perde ma se mantiene un certo controllo, un forte equilibrio interiore che la fortifica nelle vittorie e la irrobustisce nei passi falsi che, come dice Battiato nella canzone “La cura“, per nostra natura incontreremo.
A Lavezzi, Hamsik e Cavani, consigliamo di dare una letturina a Seneca, il filosofo romano che si è speso per promuovere le idee dello stoicismo, del primato della dignità della persona prima di tutto e dentro tutto (vittorie, sconfitte, esili, trionfi).
Nella “Consolatio” ad Elviam Matrem, il filosofo scrive alla madre che anche se è relegato in esilio, nulla lo potrà fermare dall’esercitare il suo bene più grande, la virtù. I piedi ed i polmoni di questo Napoli sono sopraffini e portentosi, sono le anime che ora hanno bisogno di andare al di là di un tre a zero pirotecnico o di uno scivolone esterno: non si era santi prima non si è dannati ora.
Consigliamo a Mazzarri di far trovare qualche libello di Seneca nello spogliatoio: sarà più utile di qualsiasi turnover. (Luca Savarese)

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