Il bizzarro cinerealtà di De Laurentiis. A Napoli Re Leone Inler

Di presentazioni così singolare, come quella di Gokhan Inler al Napoli, a memoria, non ce ne ricordiamo. De Lurentiis Aurelio è forse l’unico presidente italiano, complice il suo megalomane mondo del cinema, capace di essere presentatore furoreggiante e convinto show man.
Il profilo basso in quel di Napoli, è una parola che non esiste e non esisterà mai. Si Aurelio incarna pienamente l’anima dei napoletani, grandiosi in ogni loro espressione. Pensare ad una presentazione normale, con piccola intervista, sciarpata, foto con la nuova maglia al seguito e tanti saluti, al numero uno del Calcio Napoli, non ha neanche sfiorato il cervello, tutto preso a valorizzare il prodotto Napoli a trecentosessanta gradi, con un respiro larghissimo, da padre, padrone, attore e protagonista.
Subito annuncia alla stampa che è saltato tutto, che un foglio del contratto non è stato firmato, che l’operazione Inler è saltata. Condensa l’attesa, cattura taccuini, scatena mormorazioni. Ma ecco il colpo di scena: arriva un uomo-leone, con la maglia del Napoli e la maschera da leone, il deus ex machina lascia di stucco i giornalisti del San Paolo come nemmeno lasciavano i sinistri di un certo Diego Armando.
Giù la maschera ed ecco che si scopre la vera identità dell’uomo-leone: Gokhan Inler, finalmente acquistato (per 16 milioni dall’Udinese), ora davvero a tutti gli effetti, senza alcun effetto, del Napoli. Ed il centrocampista svizzero di origini turche, nato il 27 giugno del 1984 ad Olten, persona al solito fredda e schiva, si fa contagiare, lascia parlare la sua parte forse più orientale, entra nel clima, segue di pari passo il copione del suo nuovo regista e dice che Napoli lo ha già conquistato, che quando venne a giocarci con l’Udinese in aprile nacque l’idillio, che fu commosso dal calore dei tifosi.
E’ azzurro da tre minuti e sembra napoletano da sempre. In mezzo al campo troverà un suo compagno di nazionale Dzemaili, per portare attorno alla passione incandescente del Vesuvio, il sacro ordine svizzero. Se il patron De Laurentiis portasse questo entusiasmo per la questione dei rifiuti della città, Napoli, siamo pronti a scommetterlo, diventerebbe la città più pulita d’Europa.
A questo però sono chiamati altri. Questo team, sempre più pirotecnico, dove i colpi da cinema diventano nuova realtà, è chiamato a portare un bel calcio in Europa. Anzi, secondo Inler anche in Italia, su qualsiasi fronte. Lo garantisce il patron quando dice che il suo nome Aurelio, in greco significa, “splendido” come sarà il suo Napoli. E i colpi in canna non sono finiti e la passione continua a crescere, più della lava del Vesuvio. (Luca Savarese)

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