I Profumi del calcio: Gli spogliatoi (II puntata)

Lo spogliatoio è da sempre un luogo sacro, separato da tutto e da tutti, inaccessibile ai più, accomodante camerino per calciatori, allenatore,massaggiatore e medico, prima di entrare in scena, nella vetrina degli stadi, confessionale veloce di alcune trovate tattiche, prezioso ostello di pensieri e parole calibrate (a volte ingiuste a volte vere e proprie benedizioni..), piccolo antro dove attingere concentrazione ed energie da vivere poi nel manto del prato verde.
Gli Spogliatoi sono un po’ come dei templi dove il sacerdote-mister catechizza i suoi giocatori-ascoltatori, sacralizza il momento ed offre loro consigli puntuali. “Non far capire dove ti muovi, disorientali” piuttosto che “La fascia sia il tuo regno: dimora lì tu” o ancora “Pensiamo solo ed esclusivamente a noi stessi, a proporci, gli avversari avranno paura di questo pensiero”.
Lo spogliatoio con i suoi profumi di maglie linde, di borsoni che si aprono, di lettino sul quale fare qualche ultimo piegamento, costituiscono un ponte tra la testa di chi è in panchina e i muscoli di chi va in campo. Le docce già accese e il vapore che si diffonde ovunque fanno poi il resto quando si rientra con i tre punti o con più terra sotto i tacchetti che si sbattono prima di entrare per non trasformare lo spogliatoio in una serra.
I successi del compianto mago Herrera iniziarono proprio negli spogliatoi, la parte più intima tra lui e la sua inter, una specie di casa in affitto dove parlar di tutto e da tappezzare con veri e propri manifesti che proclamavano incoraggiamento a tutto spiano. Lì dentro la parola è sicura e non è sulla bocca di tutti, è protetta, ha un gusto unico. Oggi le telecamere indugiano negli spogliatoi: è bello vedere i propri campioni prepararsi ma vi preghiamo fatelo con delicatezza, lo spogliatoio e la sua vita sono sacri.

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