Grazie di tutto Ronaldo

Ronaldo Luiz Nazario da Lima, al secolo Ronaldo, ha fatto la sua ultima apparizione con la maglia della nazionale verdeoro che, dal 1994 al 2006 ha arricchito di gol e prodezze. Un quarto d’ora nella gara amichevole disputata a San Paolo nello stadio Pacaembu dal suo Brasile, contro la Romania, per consegnare e consegnarsi, il suo canto del cigno, con la sua nazionale.
Da un po’ di tempo a questa parte il fenomeno, nato a Bento Ribeiro il 22 settembre del 1976, è diventato macilento, come se nel corpo avesse condensato le emozioni dei successi e le lacrime delle sue amarezze e sornione, più vicino ad un pugile caduto in disgrazia che ad un calciatore dal recentissimo passato.
Più che il quarto d’ora disputato dall’ex numero 9 (marchio di fabbrica e sponsor per parecchi anni al solo suo batter di ciglia) in cui ha toccato tre palloni e non si reggeva in piedi, è stato interessante notare come l’ex pelatissimo sia stato seguito dai figli Ronald e Alex, che lo hanno scrupolosamente accompagnato nella meticolosa preparazione negli spogliatoi dello stadio paulista, correndo e vivendo il clima con lui.
Ronaldo trascinerà sempre molto affetto. Forse è stato il pioniere del calcio moderno, il suo più esplosivo acme è coinciso con l’avvento del giocattolo calcio nella dimensione mediatica e virtuale e, di questa coincidenza, ne ha subito i benefici ma ne ha anche pagato le drastiche conseguenze, come quando, prima della finale dei Mondiali 98, gli si fece qualsiasi puntura ed ogni trattamento, pur di farlo apparire all’etade de France di Saint-Denis, davanti alla Francia, poi vittoriosa.
Quando qualche ora fa stava per andare verso il suo ultimo quarto d’ora della carriera, Fred, attaccante della Fluminense ed ex Lione, ha fatto ripetuti inchini uscendo e facendolo entrare, Robinho, quando Ronnie ha sbagliato con metà porta sguarnita un gol, colpendo malissimo e calciando altissimo, lo ha abbracciato e baciato, quasi come si fa con un papà, o con un fratello più grande. Ronnie ti amano e ti ameranno sempre in tanti.
Hai proclamato Neimar, classe 1992, tuo erede naturale, ma, stai tranquillo, prima di fare 67 gol con la maglia della Seleçao, ne passeranno di giorni, di coppe e di mondiali. Dopo aver illuminato ed acceso la luce con gol che rimarranno nella storia:la discesa in maglia blaugrana contro il Compostela, il primo sigillo italiano e interista a Bologna, la serpentina che fece sedere Marchegiani e la Lazio nella finale parigina di Coppa Uefa vinta dai nerazzurri nel 1998, con un ginocchio che ti ha fatto forse più tribolare che esultare, con delle intricate vicende sentimentali, hai affrettato il tuo epilogo, come hanno fatto prima di te Platini, Cantona, Zidane, lumini e fiaccole nel bel mezzo della processione e poi via, in silenzio.
Buona vita Ronnie, il calcio senza di te sarebbe stato un po’ come Copacabana senza le spiagge, qualcosa che non riusciremmo mai a pensare. (Luca Savarese)

Comments

  1. emanuele says:

    uno dei giocatori più forti che hanno mai giocato a questo splendido gioco che è il calcio, un grazie anche da parte mia al fenomeno, sei e resterai per sempre nei nostri cuori!

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