Gol e polemiche a San Siro. Rocchi fa infuriare Ranieri, Napoli implacabile

Gli azzurri festeggiano la vittoria

Napoli in festa


Non c’è due senza tre, forse in teoria ma non in pratica: Ranieri non è riuscito a centrare la terza vittoria consecutiva, la seconda in Serie A, con la sua nuova Inter. E di chi è il merito? Di un Napoli eccellente, che con le due milanesi ha stravinto, con i rossoneri 3-1 e con i nerazzurri 3-0, e con l’Inter anche senza il suo “matador Cavani.
Autori di questo successo sono tre elementi portanti nella costruzione di Mazzarri: Campagnaro, Maggio e Hamsik, le tre firme sul tabellino finale del match.
Rocchi sapeva di dover arbitrare una partita difficile e non in tutte le occasioni è stato all’altezza del compito, soprattutto nell’assegnazione del rigore, che ha destabilizzato l’Inter, ma anche una gara sino a quel momento abbastanza equilibrata, diventata poi per i padroni di casa tesa e nervosa.
Obi ha commesso fallo su Maggio ed è stato espulso per doppia ammonizione, il Napoli ha guadagnato un rigore, che con moviola e contromoviola non andava assegnato, ma soprattutto sono le regole arbitrali che non sono cristalline: Hamsik è stato incaricato di tirare dagli undici metri, ma senza la giusta rincorsa, lo sloveno ha praticamente calciato da fermo, facilitando Julio Cesar, che ha parato, ma sulla ribattuta di Campagnaro, ha subito il gol. Qui l’errore di Rocchi: Campagnaro si trovava già dentro l’area e il penalty andava ribattuto. Sappiamo tutti che il calcio è fatto di episodi e che, contestarli tutti, è innegabilmente troppo polemico, ma Ranieri ha voluto farsi sentire, forse, troppo aggrassivamente, per questo è stato richiamato ed allontanato dalla panchina, lasciando a Baresiil compito di gestire i suoi uomini nei 45′ del secondo tempo.
Le altre due reti sono state merito di colpi di classe: il primo di Maggio, che ha spiazzato il portiere nerazzurro, mentre Hamsik ha espiato le sue colpe con il terzo sigillo alla mezz’ora dalla ripresa, chiudendo definitivamente l’incontro.
De Laurentiis aveva ragione: il 17 è davvero un numero che porta bene al presidente partenopeo, ma sono i suoi giocatori, quegli undici che Mazzarri ha saputo modellare a grandezza di Serie A, ma soprattutto ai piani dell’Europa vera e dei campioni, che espugnano il Meazza dopo appunto 17 anni.
Era dal 1994 che la scala del calcio non veniva piegata dagli azzurri campani e come molti record anche questo è stato abbattuto, con le sue barriere e i suoi limiti grazie alla bravura di una squadra che secondo il suo allenatore ha fatto tesoro delle esperienze passate. Ora resta da vedere se questi giocatori possano mantenere ritmi così alti e qualitativi, perchè tra le fila napoletane il tourn over è più rischioso che in altre big, basti pensare alla partita con il Chievo, pagata con una sconfitta. (Paola Prina)

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