Giovinco e la nuova vita a Parma. Dimenticata la Juventus

Quando un giocatore si scuote dal desiderio, due cose possono accadere: o si vendica o si rassegna. In quell’assurdo riequilibrio del cosmo calcistico, Giovinco e il suo goal hanno probabilmente segnato la fine della Juventus in chiave europea. C’è qualcosa di trascendente in tutto questo. C’è stata nella anonima e tribolata stagione del Parma (ora salvo, un tempo non proprio) come nell’annata cervellotica dei bianconeri (un tempo lanciati, oggi solo criticati).
Raccontarla attraverso i centimetri del fantasista gialloblù aiuta a misurare la distanza che corre tra la vendetta e il perdono di uno che voleva la Juve e invece l‘ha castigata. Bisogna partire da lontano per capirlo. Da quando Giovinco era alto così per davvero. Sebastian è di Torino, e per un bimbo crescere nella Juve non è solo divertente come sarebbe farlo all’oratorio, è motivo d’orgoglio. Si smazza tutto il settore giovanile. In Primavera vince un Viareggio, una Coppa Italia, una Supercoppa.
Fa il debutto in Serie B contro il Bologna appena ventenne e serve un assist a Trezeguet. Assist come misura dell‘altruismo: mettila dentro tu, io te la passo. Però la Juventus, che è appena tornata in Serie A, decide che su uno alto un metro e sessantaquattro è rischioso puntarci anche un solo scellino.
E allora lo manda a Empoli con la scusa del prestito-formativo. Ma l’operazione è più il pretesto per mettere le grinfie su Almiron. Un affare, insomma. Per i toscani…

Tratto da Notizie del Guerino

Scritto da Giorgio Burreddu

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