Fernando Torres, il Niño incompreso

C’era una volta in una terra non lontana dall’Italia, un principe di nome Fernando, soprannominato “Niño“. Il suo viso era spensierato e infantile, i suoi modi freschi, eleganti ed ammaglianti, tanto da condurlo in terra inglese, dove il pubblico nazionale lo attendeva con grandi aspettative. Dalla Spagna all’Inghilterra, dalla Liga alla Premier per realizzare un sogno: diventare uno dei re del pianeta calcio.
Oggi Fernando Torres non sorride, non emoziona e non gonfia la rete tanto quanto gli anni passati nella squadra che gli ha dato notorietà e qualità, il Liverpool. Il vero problema è che il Niño non fa assolutamente goal e delude le previsioni che lo avrebbero visto trionfante anche con la nuova maglia di Londra, quella del Chelsea.
C’era una volta un grande magnate russo di nome Abramovich, che investì molto di quanto possedeva per realizzare un progetto: costruire un “esercito” di uomini valorosi per vincere tutto il meglio che il calcio potesse offrire. Oggi il “paperone” russo non sorride, perché il suo Chelsea non si trasforma in realtà e manca l’obiettivo semifinale di Champions per il terzo anno consecutivo, perdendo in casa del Manchester United per 2-1, con l’unico centro di Droga, che sostituisce proprio Torres all’inizio del secondo tempo.
Il viso è ancora quello di un ragazzino, ma la classe e l’eleganza di gioco dello spagnolo sembrano essere svanite per colpa di un durissimo infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per troppo tempo. Oltre 50 milioni per strappare il Niño da Liverpool e portarlo a Londra, un sacrificio che non è “pesato” ad Abramovich, ma a questo punto si scatenano insidiosi dubbi sul valore effettivo dell’attaccante.
C’è oggi un ragazzo insicuro, malinconico che sfiora il pallone senza incisività, forte contrasto con un passato luminoso. Ma non esiste momento più gratificante e stimolante di quello in cui si supera un grande ostacolo e si arriva ad affrontare la vita con una marcia in più, perché a maturare non c’è solo consapevolezza e intelligenza, ma coscienza di essere tornati protagonisti, che sia poi su un campo di calcio o su un banco di scuola, ha poca importanza. E quando il Niño ritroverà il goal, non smetterà più di centrare la porta, perché tutti i principi, un giorno, sono destinati a diventare re. (Paola Prina)

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