E la rossa Allianz è diventata un catino Blues: Chelsea è tua la Champions

Dall’azzurro del City di Mancini al blu del Chelsea di Di Matteo che la spunta contro il Bayern ai rigori e conquista la Champions League 2012: mai come in questi giorni l’Inghilterra del pallone proclama il suo peana in italiano. La regina quindi è in grazia in virtù delle sapienti cure made in Italy.
Monaco di Baviera, attrezzato a puntino per divenire la culla del Bayern, diventa improvvisamente un oceano dipinto di blu quando dal dischetto Didier Drogba, satanasso della gara, concede alla sfida la parola fine; palla dentro, l’ottimo Neuer non riesce in un altro miracolo, la festa blues può cominciare sul prato bavarese mentre quella tedesca rimane inghiottita come una lacrima che non si può più spendere.
Chelsea che costruisce il suo fortino nella fortezza nemica, come se le truppe inglesi avessero vinto la guerra contro la Germania in territorio crucco. Complimenti vecchio e giovane Chelsea che hai vinto la tua prima coppa dei campioni. Certo il Bayern ha creato una quantità industriale di occasioni ma l’ha messa dentro una sola volta (troppo poco per una finale, pochissimo per una finale in casa).
Il Chelsea dal canto suo, apparso più libero mentalmente, senza il pensiero di giocare in casa, ha trasformato i consistenti sbagli del Bayern, in occasioni. Piccola lezione quella dei londinesi: nella vita è più forte non chi ha più occasioni ma chi vive nello stretto e negli sbagli crea e plasma vie nuove. Come quella che ha aperto Didier Drogba andando a mettere in rete con un potente volo di testa la palla del pareggio prorpio quando i bavaresi erano ancora impegnati a gustarsi la gioia per la rete di Muller.
Il Chelsea può fieramente dirsi campione d’Europa, fondamentalmente in tre grandi motivi: nello spirito indomito che ha permesso a Lampard e compagni di rimontare la gara d’andata buttata via a Napoli, con una gara perfetta al ritorno, negli ottavi, e di tenere testa al Barcellona, battendolo nella semifinale d’andata senza subire gol.
Secondo punto a favore, il tocco italiano, le intuizioni e le idee tutte italiane di Roberto di Matteo, uno che non rinuncia mai a giocare, che difende quando c’è da difendere e che attacca quando c’è da attaccare, senza nessun calcolo, senza nessun sacrificio tattico. Invece, ad un certo punto della gara, Heynckes ha tolto inspiegabilmente Muller e ha messo in campo un (disastroso) Van Buyten, lanciando il chiaro segnale che la paura di perdere stava prendendo il sopravvento tra i tedeschi sul desiderio di vincere.
Terzo elemento indispensabile, la personalità, incarnata tutta nei londinesi nell’opera di Didier Drogba, che non ha giocato a pallone, ma ha disinnescato bombe e seminato piantagioni di speranza: gol del pari, falletto che procura il rigore del Bayern poi fallito dal Robben, rigore decisivo finale. La Champions è per persone così. C’mon Chelsea. (Luca Savarese)

Speak Your Mind

*