Dispersione di Gasp e il Novara urla di gioia

Altro che “Gasperson” come lo chiamavano nel suo Genoa, quando vinceva, i suoi correvano e chi era preposto a buttarla dentro, giocava (Milito, Borriello, Palacio). Ora come ora, con l’imbarazzante ruolino di una non marcia: cinque partite, zero vittorie, quattro sconfitte, la miseria di cinque gol fatti e ben dieci subiti più che di “Gasperson” sarebbe meglio dire “Gasperno”, proprio no, non ci siamo.
Errori di valutazione o una certa idiosincrasia a cambiar idea, scomoda quando sei allenatore di una grande. “Dov’era la luna che il cielo notava in un’alba di perla” cantava Giovanni Pascoli nella poesia l’assiuolo. Dov’era Pazzini che il cielo notava ancora una volta in panca dall’inizio (allora vuol dire essere recidivi signor Gasperini), come avere una barca da crociera e non arrivare neanche all’acqua alta, fermandosi su uno scoglio, che forse alla vigilia e al momento della sua elezione nerazzurra, non aveva previsto: se stesso, così impacciato ed ancora confuso per il timone di una squadra bella e pazza per natura come l’Inter, come questa Inter.
Al Silvio Piola di Novara si ha avuto la sensazione che abbiamo avuto quando l’ultima Italia di Lippi perse, senza palle, in Sudafrica contro gli slovacchi: barche rassegnate, niente che si muove, mediocrità che aspetta solo che la gara finisca.
Ora non serve un nostalgico invocare il ritorno di Mou o Leo ma, il ritorno più importante e, ci auguriamo più immediato, è prima di tutto un ritorno ad essere l’Inter, una squadra costruita per vincere. Per ora abbiamo visto solo tanti mestieranti razzolare sui campi.
Non possiamo non parlare della pars construens della gara e non tessere le lodi a Tesser, senza un gioco di parole ma proprio senza parole; queste se ne vanno davanti ad un Novara così: bello, corto, veloce, convinto e concreto, molto concreto. Morimoto, rifiuto estivo del Catania, sembrava Pelè e con il rigore procurato e l’invito al terzo gol è stato l’hombre del partido.
Il Novara sembrava la squadra da battere,la paura e l’incapacità di costruire qualcosa di buono, erano tutte dalla parte dell’Inter. Miglior debutto in Serie A davanti al proprio pubblico, non c’era e, probabilmente, il grande Silvio Piola, dal cielo, avrà strizzato l’occhio agli azzurri già in gran forma: in tre giornate di campionato sono sempre andati a segno, per sei gol fatti, uno in più di quelli nerazzurri in cinque gare ufficiali. Il che è tutto dire.
Napoli e Novara, fino a pochi anni fa nelle serie inferiori, in due giorni schiaffeggiano le milanesi così ricche e così troppo sicure di essere già grandi. E siamo solo alla quarta giornata di Serie A. (Luca Savarese)

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