Daniele Conti ha scelto Cagliari

Daniele Conti è un figlio irriverente. Gli piace così: altrimenti sarebbe rimasto a casa, da papà Bruno. Ha scelto l’esilio di Cagliari per sfuggire ai paragoni, all’impossibilità di essere chi non è: il campione del mondo ‘82, colui, cioè, che l‘ha messo al mondo. Imboccando uno dei sentieri che la vita gli ha offerto si è allontanato da Roma e dalla Roma. Ma se è vero che tutte le strade prima o poi conducono lì, nella capitale, i gol di Conti jr. ai giallorossi sono il segno inequivocabile di un destino che si sta compiendo.

Ha detto che incarnare la bestia nera della Roma è un piacere. Di solito chi subisce l’edonismo altrui (i romanisti in questo caso, ma vale in generale) ha reazioni incontrollate. Infatti al gol del vantaggio rossoblù gli spalti l’hanno riempito di fischi come si fa col peggiore dei traditori. “Mi scivolano addosso”, dirà nel dopogara. Ma la verità è che ogni qualvolta Conti e i giallorossi si incrociano, e lui fa gol, chi sta fuori avverte quel senso di continuità spezzata. Come se il figlio avesse dovuto a tutti i costi seguire le orme del capofamiglia. Per principio, non per indole.

Poiché crede nell‘equilibrio del cosmo calcistico, gli è venuto da dire: “Ognuno ha quello che si merita. Se avessi meritato di più sarei andato altrove”. Invece Daniele ha scelto Cagliari, e ha scelto di restarci dopo un‘estate turbolente, per provare a scucirsi via dalla maglia l’ombra del padre (segue)

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