Da Getafe alla semifinale di Champions. Troppo Pepe nel Real

I limiti non sempre esistono per essere superati e vinti, come le barriere psicologiche e fisiche in alcuni momenti non vanno superate. Mai. Oltrepassare un limite può essere rischioso, soprattutto quando limite diviene sinonimo di legge. Le leggi non sono fatte per essere abbattute, almeno non quelle democratiche e oneste, fondamentali per la comune sopravvivenza e per la massima civiltà.
Plinio, oratore latino del I secolo d.C, la pensava così: raggiungere certi limiti è bello, riempie l’animo, ma è altamente rischioso oltrepassare il confine, spingersi dove la natura più non garantisce salvezza.
Il calcio, come ogni sport, è una disciplina di vita e il primo insegnamento è rispettare l’avversario, oltre che se stessi, lottando senza scorciatoie, vincendo e perdendo con onore. Ogni sport ha delle regole e dei limiti, quando quest’ultimi vengono infranti da talentuosi atleti non si può che applaudire e continuare a sperare che l’uomo migliori le sue potenzialità, stabilendo nuovi record e nuove sfide per il futuro.
Ma quando sono le regole ad essere oltrepassate, si sconfina nella brutalità umana. In particolar modo nel calcio abbiamo visto episodi terribili e le squalifiche, che talvolta possono essere ingiuste e determinare un cambiamento di risultato, sbilanciando una squadra, permettono di far scontare qualche giornata “punitiva” ad un giocatore eccessivo nei gesti, che ha dimenticato che il campo di calcio non è un campo di guerra.
L’altra sera Pepe, durante l’andata della semifinale di Champions league vinta 2-0 dal Barcellona, è stato espulso, cartellino rosso per il difensore del Real, con un’entrata molto pesante su Dani Alves (anche se le immagini mostrano che il brasiliano del Barcellona simula il colpo ricevuto). Quel “brutto” intervento non aveva nulla a che fare con quello ben più grave esibito dallo stesso Pepe nella stagione 2009, nella quale il portoghese, di origini brasiliane, divenne una furia in una partita di Liga contro il Getafe. Dieci giornate di squalifica furono troppe per il Real, ma rivedendo quelle immagini, viene da pensare fossero anche poche. Due calci al giocatore del Getafe Casquero, atterrato pochi istanti prima in area di rigore, poi pugni verso Albin e insulti verso la terna arbitrale. Il valore del pentimento diventa maggiore del peccato compiuto e le azioni illecite di Pepe possono essere perdonate, ma non dimenticate.
Il calcio merita di più, merita le prodezze di Messi, i guizzi di Eto’o, l’invulnerabilità di Giggs, l’eleganza di Ronaldo e non la violenza, realtà che già si fatica a combattere sugli spalti tra tifosi e peggio ancora nel mondo esterno, quello vero, dove non si vive di soli sogni sportivi. (Paola Prina)

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