Ciao Provenzali, ma la tua voce continuerà ad accarezzarci

Frank Sinatra era detto “the voice”, la voce, per la dolcezza della sua musica. Ma il fuoriclasse della musica statunitense non ha mai cantato il calcio, mestiere antico, spettacolo del popolo, detto e commentato da molti ma da pochi davvero raccontato, visto da branchi infiniti ma solo da alcuni, eletti, guardato.
Non di solo muscoli e belle giocate vive il pallone ma anche della voce di chi lo vive e di chi ce lo racconta; oggi la voce non va più di moda, siamo nell’era del rumore a più non posso e dell’urlo facile, di voci vere ne sono rimaste poche, chi vuole davvero parlare spesso non è più ascoltato perchè altri volumi sono troppo alti, disordinatamente collegati con frettolose frequenze.
Per fortuna nel marasma della radio nazionale c’è ancora un’isola dove le voci non hanno mai ceduto alla logica dei rumori a buon mercato, dove si parla ancora con l’alfabeto delle voci, uniche piattaforme delle emozioni. Alfredo Provenzali è stato il demiurgo di queste voci, lui con disarmante delicatezza sussurrava nelle case, nelle macchine, negli ospedali, negli autogrill, nei ristroranti dello stivale e poi passava la palla della parola ai suoi figli ed ai suoi amici che, volentieri, davano sostanza a quel sussurro, a quell’invito.
Giovanni il Battista era la voce di uno che gridava nel deserto. Provenzali è stato voce (nel 2006 ha festeggiato i 40 anni di attività, ndr) anche quando potere e denari di pay tv relegavano tutto il calcio minuto per minuto ad uno stato di sopravvivenza, stuprando e tagliuzzando il calcio con immagini a ripetizione e freddi highlights.
Ha sfidato nel suo studio con la sua voce e le sue cuffie tutti i bordocampisti del terzo millennio ed ha insegnato che nella vita è più importante attendere che pretendere, passare la parola piuttosto che dir spropositi. Curiosa circostanza: il buon Dio ha aspettato anche Lui per chiamarlo a sè e lo ha fatto dopo la fine del campionato italiano 2011-12 e dopo l’europeo.
Come dire che, non solo sulla terra la sua discrezione vocale era apprezzata ma anche in cielo dove ora può passare la linea in assoluta libertà, senza fretta, su frequenze angeliche. (Luca Savarese)

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